L’Universale

1) L’Universale, fondata nel 1931 da Berto Ricci, fu il primo tra i periodici giovanili dei “GUF” (i gruppi universitari fascisti fondati nel 1927) che, come li definisce la rivista gentiliana “Educazione fascista”, sono “fogli d’avanguardia nati dallo spirito della rivoluzione”.Nel numero d’avvio de “L’Universale” del 1º gennaio 1931, Berto Ricci (nato a Firenze nel 1905 e morto sul fronte libico nel 1941) richiama in modo energico gli intellettuali, gli artisti, gli scrittori, ad elaborare il fascismo universale: La linea polemica dell’Universale rifiuta il falso antico, dal neoclassicismo al mito della romanità, ma anche ogni forma di regionalismo e di campanilismo. La rivista afferma la partecipazione degli scrittori alla vita italiana e la loro “lotta ferma e serena contro il barocco, fazioso ambiente dei cerebratucoli camorristi, contro i circoletti della petulante infecondità tipo Solaria”. Il 1º gennaio 1933 “L’Universale” lancia il suo Manifesto realista nel quale nega nazionalismo, capitalismo e cattolicesimo progettando una società fondata sull’universalismo fascista, su un imperialismo popolare “non incorporato in associazioni, ma emanante dal fascismo quale sua conseguenza immediata; e dal Fascismo trasfuso a tutta la patria come coscienza d’una missione universale”. L’ultimo numero della rivista uscirà il 25 agosto 1935 con la giustificazione che allo scoppio della guerra d’Etiopia “non è più tempo di carta stampata”.

2)« Finché il controllore ferroviario avrà un tono coi viaggiatori di prima classe, e un altro tono, leggermente diverso, con quelli di terza; finché l’usciere ministeriale si lascerà impressionare dal tipo “commendatore” e passerà di corsa sotto il naso del tipo a “povero diavolo”, magari dicendo torno subito; finché l’agente municipale sarà cortesissimo e indulgentissimo con l’auto privata, un po’ meno col taxi e quasi punto con quella marmaglia come noi, che osa ancora andare coi suoi piedi; finché il garbo nel chiedere i documenti sarà inversamente proporzionale alla miseria del vestiario; eccetera eccetera eccetera; finché insomma in Italia ci sarà del classismo, anche se fatto di sfumature spesso insensibili agli stessi interessati per lungo allenamento di generazioni; e finché il principal criterio nello stabilire la gerarchia sociale degli individui sarà il denaro o l’apparenza del denaro, secondo l’uso delle società nate dalla rivoluzione borghese, delle società mercantili, apolitiche ed antiguerriere; potremo dire e ripetere che c’è molto da fare per il Fascismo. Il che poi non è male. Non è male, a patto che lo si sappia bene »

(Berto Ricci, L’Universale, 10/2/1935)
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