Il progetto coloniale israeliano trova nuovi alleati

ASSEMBLEA ONU DIVISA VOTA SU PALESTINA 'PAESE OSSERVATORE'

Articolo a cura di Mattia De Persio dell’Associazione Culturale Zenit

138 voti favorevoli, 9 contrari e 41 astenuti. Questi sono i risultati del voto del 29 novembre all’Assemblea Generale della Nazioni Unite che hanno permesso il riconoscimento della Palestina come ”stato osservatore non membro”, uno status che finalmente le consentirà di sedere al tavolo della Corte Penale Internazionale all’Aia, quindi denunciare gli insediamenti israeliani come crimini internazionali. Se i “no” di Stati Uniti, Israele e Canada erano palesemente scontati, quelli di Panama e della Repubblica Ceca (unico paese europeo ad aver votato contro l’ammissione della Palestina all’ONU come stato osservatore) non erano del tutto inattesi. Un anno fa la Repubblica Ceca aveva votato contro l’ingresso della Palestina nell’UNESCO e nello scorso novembre Israele ha firmato con Panama un trattato di cooperazione economica . Ciononostante quali sono realmente i motivi di questa indiscussa fedeltà del governo ceco e di quello panamense nei confronti di Israele? Quanto alla Repubblica Ceca, questa tendenza di politica estera affonda nelle radici storiche: sappiamo per certo che sin dal medioevo la comunità ebraica nell’odierno stato ceco era perfettamente integrata nelle istituzioni politiche e, in particolar modo, nella vita economica delle principali città. Tuttavia, questo storico legame con Israele risente anche dell’influenza americana esercitata sul governo di Praga in chiave anti-Mosca. Quindi, un costante appoggio statunitense alla Repubblica Ceca richiede di conseguenza una politica estera che favorisca le richieste israeliane. Invece, come riporta AlJazeera, il presidente panamense Riccardo Martinelli ha sempre ribadito l’indiscusso appoggio del suo paese nei confronti dello stato ebraico e nel 2010 Panama votò contro una risoluzione ONU su eventuali crimini israeliani compiuti a Gaza nel 2008. Se Israele può ancora contare sull’appoggio di alleati in Europa e oltre oceano, è lo stesso governo di Tel Aviv ad alimentare la tensione. Già all’indomani del voto alle Nazioni Unite, Israele aveva pronto il suo piano di ritorsioni contro la popolazione palestinese. Il congelamento di 460 milioni di dollari destinati alle casse palestinesi e 1600 nuovi insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme est. Questa è stata la provocazione lanciata da Israele che ha dato il via libera alla costruzione di nuove case per coloni. Tuttavia, l’iniziativa israeliana è stata ben presto frenata dall’inattesa pressione internazionale, ritenendo che la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania comprometterebbe la già fragile tregua con Gaza. Intanto, il governo palestinese, come nuovo membro osservatore, chiederà ufficialmente al Consiglio di Sicurezza di bloccare il progetto coloniale israeliano ma alla richiesta sembra incombere il rifiuto americano.

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