Suggestioni celtiche per cuori impavidi

Immagine

 

Di Cristina Di Giorgi per l’Associazione Culturale Zenit

 

Una delle canzoni di musica alternativa italiana più conosciute e apprezzate, una di quelle che ogni volta che la si ascolta arriva fino in fondo all’anima (figuriamoci poi se a cantarla in coro è una Comunità di cuori puri…) è senz’altro Piccolo Attila. Oltre al testo (di Gabriele Marconi) che affonda nelle radici storiche e umane del nostro mondo giovanile, secondo me a rendere tanto amato questo brano è anche l’accompagnamento musicale, che si rifà ad un antico pezzo di musica popolare irlandese (Foggy dew). 
Seguendo il “filo verde” (parlando di celti, il colore della linea che tiene unito il ragionamento mi sembra più appropriato che sia il verde piuttosto che il rosso…!) che ci unisce al folk tradizionale celtico, non solo irlandese, ma anche scozzese e bretone, credo che al di là dei gusti personali si possano fare scoperte molto interessanti per ogni buon innamorato della Rivoluzione.

Eh sì, perché per essere dei veri rivoluzionari secondo me bisogna innanzitutto essere fieri conoscitori delle proprie radici tradizionali, della storia e delle usanze del proprio popolo. Tutte cose, queste, che spesso e volentieri sono meravigliosamente cristallizzate in canzoni che, quando riescono a creare quella magica alchimia che nasce dalla fusione di testo e musica, entrano nel cuore e nell’anima per non uscirne mai più. 
I celti dicevo…Ecco, loro forse sono riusciti più di altri a mettere in pratica quel che ho scritto poco fa: creare brani evocativi intessuti in ogni singola nota e parola di Tradizione. Mentre scrivo questo pezzo ascolto Brian Boru, un pezzo ripreso da più di un autore (Alan Stivell in primis, ma anche Loreena McKennit e altri) e dedicato ad un antico re irlandese. Una parte della storia dell’Isola Verde che parecchie centinaia di anni dopo viene ancora celebrata… 
Una delle versioni più belle di questo brano è quella di Alan Stivell (che nel video che ho trovato su you tube la esegue in un live, coinvolgendo notevolmente – ed anche emotivamente secondo me – l’intera platea), un musicista bretone che è riuscito, scavando nelle radici del suo Paese e della sua Razza (sì, Razza, ovvero “insieme di individui della stessa specie”, nel suo caso Celti!), a trovare fonti di ispirazione per la sua musica e a ridare ai giovani che lo seguono nel migliore dei casi un’iniezione potente di orgoglio, nel peggiore (ma manco poi tanto…!) stimoli e spunti ad approfondire temi dimenticati, magari andando a fare due chiacchiere con gli anziani della loro comunità. E non mi sembra per niente poco, soprattutto in un momento storico come il nostro, in cui tutto sembra spingere verso una globalizzazione priva di qualunque forma di appartenenza: oggi come oggi ricordare da dove si viene serve anche a dare la giusta direzione verso il “dove si vuole andare”. E a trovare il coraggio, parafrasando Tolkien, per amare ciò che dobbiamo fare di tutto per difendere: ovvero la nostra Identità.

 

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...