El Pueblo Unido…

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Articolo a cura di Maria Giovanna Lanotte dell’Associazione Culturale Zenit

 

 

Il campionato di calcio ha inaugurato simbolicamente l’autunno che verrà, e ha ovattato una serie di infilzate a cui gli italiani non vogliono fare spazio nella loro prospettiva.

Al di là dei Pirenei c’è una situazione sociale speculare alla nostra ma molto più sentita: terzo trimestre di recessione, quasi un quarto della popolazione disoccupato, e la classe media che ingrossa ufficialmente le file dei poveri. Per una volta l’accezione metaforica non c’entra: la classe media aspetta pazientemente i beni di prima necessità come pane, pasta, patate, pannolini dalla Croce Rossa nei quartieri borghesi di los Tres Cantos a Madrid. Il governo con Rajoy ha smentito ogni salvataggio esterno e ha rifiutato pacchetti di 300 miliardi di euro dal Fondo Monetario Internazionale, confermando che la crisi spagnola non è stata che un’anti camera di una stretta di cinghia ancora peggiore che si tradurrà nel rialzo delle tasse e nell’aggressione dei diritti di lavoro di base. I giovani prestano il volto all’intero contesto alienante, e il 53% della popolazione attiva è nelle liste di collocamento nel secondo trimestre del 2012. La rivolta dei minatori delle Asturie sedata dallo stato con l’uso di proiettili di gomma è stata equamente accompagnata dalla protesta della controparte: la polizia, che è scesa in strada assieme ai vigili del fuoco, con tanto di comunicato delle forze armate recitante ”La nostra capacità di sopportazione ha un limite” rivolto direttamente a Rajoy e le sue misure di austerity, ovvero colui che sarebbero chiamati a spalleggiare. A luglio a dire no ai tagli alle tredicesime degli statali e i tagli ai sussidi di disoccupazione sono stati i pompieri, gli studenti, liberi professionisti, dipendenti statali, medici, professori, che hanno ingrossato insieme per circa cinque giorni le strade di Madrid con centomila persone divise in blocchi della viabilità, cortei e sit in, contando alla fine una ventina di feriti  e sette arresti in scontri con la polizia, ed altre 80 città bloccate con episodi analoghi.

La famosa immagine della ragazza con i capelli corti e rasati ferita dalla polizia e sanguinante alla testa, ha turbato la pseudo riflessione da parte degli altri giovani precari europei sul “Cui prodest?”degli scontri, ed è una questione su cui tuttora ci si esprime con i piedi di piombo. Ma la Spagna non manca di offrirci assieme al dubbio nebbioso un fattore di schiarita: nella campagna dell’Andalusia,   nella cittadina di Marinaleda, i lavoratori governano la città: infatti è terra d’attivismo rosso di Juan Manuel Sanchèz Gordillo e Diego Caňamero, due leader storici del socialismo spagnolo e del sindacato andaluso dei lavoratori (SAT). Dal 1979 questa enclave di 2700 abitanti elegge una coalizione di sinistra anti capitalista che ne ha fatto un laboratorio utopico e vive il crollo dell’euro solo attraverso i quotidiani. Senza tetto, indebitati, poveri, politici corrotti, non sono di casa qui al contrario della capitale spagnola. Il tasso di disoccupazione è pari allo zero per cento e gran parte della popolazione è impiegata dal 1992 nelle cooperative Humar Marinaleda SCA, che declama dal suo sito internet: “obiettivo non è il profitto privato, ma la creazione di posti di lavoro con la vendita di prodotti agricoli sani e di qualità”. “La terra a chi la lavora” è lo slogan di propaganda, ma possiamo precisare che per l’economia cittadina si traduce in molto di più che semplici parole: alimentazione dalla terra con prodotti a chilometro zero controllati in tutte le fasi della produzione. La terra è cento per cento ad impatto ecosostenibile, sottoposta a lavorazione manuale per incrementare i posti di lavoro, priva di impianti di riciclaggio dei rifiuti. La terra diviene casa per il cittadino, concepita come diritto inalienabile (Proprio come le banche italiane no?): per 15 euro al mese si può avere la terra per edificare una casa di 90 metri quadri e terrazza, con la clausola di contribuire alla sua costruzione con materiali e tecnici forniti gratuitamente dall’amministrazione. Si può ovviamente pagare delle figure che sostituiscano il futuro proprietario di casa nella costruzione fattiva, ed essendo il benessere comune il fine ultimo, i manovali della cooperativa non conoscono l’inquilino della casa a cui lavorano. Il panorama delle loro popolari villette a schiera a due piani sormontate dai murales di Che Guevara e gli impianti di tennis, infierisce non poco sui nostri monolocali di cemento in città. La mensa scolastica costa 15 euro al mese già dalla materna, l’asilo ha un costo di due euro al mese, e tutti i giovani curano il pensiero politico e si considerano anche un po’ adagiati per la fortuna che la generazione marinadalese precedente ha assicurato loro. Centri sportivi e culturali all’avanguardia stimolano la socievolezza cittadina, e gli anziani usufruiscono gratuitamente di piscina, palestra e colonie estive. Una campana di vetro resa tale anche dall’assenza del corpo della polizia: ovvero 260mila euro in piu’ da impiegare in modo migliore. Uguaglianza e partecipazione collettiva sono i principi fondanti del loro patto sociale,  e degli eletti uomini e donne costituiscono un’assemblea decisionale di volontari in funzione della quale lavoreranno il partito e il sindacato al potere esecutivo in città. Le tasse sono bassissime e i bilanci sono discussi in pubblico tramite una serie di assemblee che partono dalla riunione di quartiere a salire, euro per euro da investire, sia anche l’acquisto di una capra. Dalla cooperativa alle attività economiche del terziario tutti i lavoratori percepiscono uno stipendio che si aggira attorno ai 1200 euro ed in bassa stagione la filosofia è “lavorare meno per lavorare tutti”. Inutile aggiungere che è lo stesso salario del sindaco e dei suoi consiglieri. La crisi ha colpito anche Marinaleda con la contrazione di liquidità e l’aumento dei prezzi delle forniture agricole, ma la cooperazione in orizzontale con altre realtà simili sta azzerando le negatività del sistema euro.

Le proteste degli spagnoli andrebbero portate in parallelo con la filosofia di questa esperienza,  usando per la lotta all’elite europea pochi temi concreti e concisi come alza bandiera: l’anti capitalismo, la partecipazione collettiva, il livellamento dei ceti sociali. Tale sincretismo e chiarezza eviterà che altri personaggi non noti ed oscuri dirottino le lotte del popolo verso logiche e fini anti popolari, per rendere una lotta sacrosanta un’agitazione isterica di mosche impazzite. In una nazione zombieficata come l’Italia, supina alle violenze del capitalismo finanziario, affidiamoci alle parole di chi il suo dovere lo sta facendo, come il sindaco Gordillo: “La crisi economica è un’enorme truffa, le banche un business da capitalisti e i mutui un pattume artificiale. Siamo in una dittatura economica. Qui ognuno di noi da’il suo contributo. E se c’è da lottare scendiamo in piazza. Perchè allora non esportare Marinaleda in Europa?”. Gli anziani del posto dicono che hanno raggiunto questo paradiso con “la lotta e il sindaco”: al “Cui prodest”dei recenti scontri di piazza possiamo già replicare “Perchè no?”, ma a modo nostro. Ispirati dai nostri nuovi amici dell’Andalusia.

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