Bye Bye Green Hill!

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Articolo a cura di Lucia Bellini, collaboratrice per i temi di Ambiente e Animali dell’Associazione Culturale Zenit 

 

 

Comincia a sgretolarsi la fortezza europea di Marshall Inc.: Green Hill. Il  18 luglio, dopo l’ennesima denuncia della LAV e di Legambiente, gli uomini della Guardia Forestale dei comandi di Brescia e Bergamo con il Nirda, Nucleo investigativo per i reati in danno degli animali, unitamente al personale della Questura di Brescia hanno messo sotto sequestro probatorio l’allevamento di cani di razza beagle destinati alla vivisezione.  L’accusa di maltrattamento di animali ha permesso che fossero posti immediatamente i sigilli ai 5 capannoni, lasciando però i 2700 beagle, al momento presenti all’interno della struttura, sotto la custodia giudiziaria dei rappresentanti di Green Hill, del sindaco di Montichiari Elena Zanola e della Asl di competenza. Veterinari ed operai di Green Hill hanno dichiarato da sempre la loro cura quotidiana nei confronti dei cani ma le indagini hanno portato a risvolti tanto inquietanti quanto risaputi per chi da anni segue la vicenda: oltre 400 esemplari sprovvisti di microchip e un centinaio di cadaveri sono stati rinvenuti nelle celle frigorifere all’interno dell’allevamento. Già il 30 settembre 2011 le guardie zoofile dell’Oipa, dopo l’autorizzazione della Procura della Repubblica di Brescia, hanno effettuato un’ispezione che hanno portato alla luce numerose irregolarità all’interno del lager. Le stesse hanno reso nota l’assenza del registro carico-scarico degli animali, il mancato aggiornamento della banca dati dell’anagrafe canina regionale, anche in questo caso, per quattrocento cani. Sono state rilevate circostanze che avrebbero già potuto portare all’accusa di maltrattamento, come la presenza di un solo medico veterinario per tutti e cinque i capannoni, la presenza di box di cinque metri quadrati in cui erano stipati fino a cinque cani e un forte inquinamento acustico prodotto dall’abbaiare di un così alto numero di animali imprigionati nella struttura. Inoltre sono stati ritrovati trentacinque cani deceduti senza il riscontro del relativo certificato di morte. In quel caso queste accuse sono rimaste inascoltate e l’inchiesta archiviata perché il gip, dopo i vari accertamenti, è stato in grado di assodare che il numero di cani deceduti era statisticamente compatibile con la naturale mortalità che caratterizza un allevamento con un numero così alto di ospiti.

Ma questa volta le indagini hanno continuato il loro corso, sono stati nominati cinque veterinari esperti in maltrattamento di animali esterni alla Asl di Brescia e dai primi esami è emerso che i cuccioli congelati non sono morti di morte naturale, sembrerebbe che molti di loro avessero avuto la sfortuna di ammalarsi di dermatite, patologia per la quale all’interno dell’azienda non sono stati trovati farmaci che avrebbero potuto curarla, è vero che quel medicinale sarebbe potuto terminare ma non è stata trovata alcuna traccia nemmeno nelle banche dati dell’azienda. Questi fatti uniti alle testimonianze di dipendenti ed ex dipendenti dell’allevamento che hanno dichiarato: “vengono soppressi cani per motivi che non sono di carattere sanitario, scartati perché non adeguati allo standard aziendale” e ad un video diffuso a giugno dal “Coordinamento Fermare Green Hill”, il procuratore aggiunto Sandro Raimondi e il sostituto procuratore  Ambrogio Cassiani stanno valutando l’ipotesi di aggiungere sulle spalle dei tre indagati il reato di uccisione di animali senza necessità. Gli esami hanno continuato a procedere anche su altre vie che hanno portato a risvolti nondimeno allarmanti. Mentre gli uomini della Forestale, i veterinari, la Digos lavoravano all’interno dell’allevamento, l’esperto informatico inviato dalla procura ha potuto assistere al tentativo di un accesso remoto dal server americano della Marshall, il sospetto è che si sia trattato di un tentativo di modificare o eliminare dati e files “scomodi” alla già instabile posizione legale dell’azienda. Il fatto che in 9 mesi siano stati trovati in due sopralluoghi diversi quattrocento cani fantasma ha fatto emergere il dubbio che gli animali allevati dalla Marshall non siano stati utilizzati solo in ambito medico, come vuole la legge italiana, ma anche per esperimenti connessi alla cosmesi. Dal 2005 in Italia l’unico metodo legale per segnalare la nascita di una cane è il microchip, un dispositivo elettronico sottopelle completamente indolore e che è andato a sostituire i vecchi tatuaggi che provocavano dolore ed era semplice cancellare. Ma dentro Green Hill non vigevano le stesse leggi, perché dal 5 aprile 2007 l’azienda è stata autorizzata a tatuare i cani a scapito del microchip. A confermare tutto questo c’è un fax inviato dall’Asl di Brescia a Filippo Astuti, all’epoca dirigente del dipartimento veterinario regionale. Considerando che il 61% dei beagle venduti  tra gennaio e settembre 2011 era privo di microchip, questa sorta di deroga ci pone di fronte a degli interrogativi, interrogativi su cui la Procura di Brescia avrà l’onere di lavorare fino a stabilire su che base sia stata concessa e se questo costituisca un illecito amministrativo o meno.

Sulla base di tutto le irregolarità emerso il 23 luglio, la Procura ha firmato per l’affidamento provvisorio a Lav e Legambiente di tutti i cuccioli presenti nella struttura, di quelli che sono nati, che stanno nascendo e che fra poco nasceranno, perché Green Hill non si è mai fermata. Le richieste di adozioni da parte di comuni cittadini sono già arrivate a duemila, ora si cominceranno a valutare le candidature per poi passare agli affidamenti ad una famiglia. Da questi giorni i primi cani usciranno dall’azienda, a seguire tutti gli altri, tutti con le zampe incrociate per sperare che il giudice non firmi il dissequestro, non ne avrebbe motivo, ma la Marshall è una multinazionale molto potente. Fra pochi giorni Montichiari non vivrà più con le orecchie tese ad ascoltare le richieste di aiuto di cuccioli indifesi, i cani riacquisiranno il loro senso più importante, l’olfatto lontano da lì, fra cucce, pantofole e prati e su Green Hill resterà solamente il silenzio. Resterà la gioia per un passo così grande,  di chi da anni lotta contro tutto questo orrore che non può essere giustificato da nessuno studio e la coscienza di continuare a farlo affinché la falsa scienza chiamata vivisezione venga abolita in favore di una medicina consapevole, priva di dolore e più sicura per tutti.

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