Intervista a Rodolfo Turano della Comunità Solidarista Popoli

Intervista a cura di Simone Bosco

Il dott. Rodolfo Turano, membro della Comunità Solidarista Popoli, in esclusiva a zenit.worldpress.com racconta la sua esperienza al fianco del popolo Karen, minoranza etnica del Myanmar, che dalla caduta del colonialismo inglese lotta per difendere la propria identità dalla repressione operata dalla giunta militare Birmana.

Buonasera Dottore. Iniziamo con una domanda molto semplice così per chiarire l’oggetto della nostra discussione. Quando nasce e cosa è la Comunità Solidarista Popoli?

Popoli nasce nel 2000 per volontà di un gruppo di amici del veronese oramai disincantati dall’ambiente socio-culturale, che sin da giovani aveva orientato il loro agire sociale e professionale in campo medico,che decidono di intraprendere un’azione in ambito socio sanitario oltre i confini nazionali. L’opera chiaramente ha un sostrato etico-morale, dunque anche politico, nella sua accezione più alta e totalizzante.

Voi operate al fianco del popolo Karen. Scelta quanto mai originale. Chiaramente avreste potuto rivolgervi ad altre popolazioni, magari più appetibili per i grandi network dell’informazione, allora le domando: perché proprio i Karen?

Più che noi a scegliere i Karen sono stati loro a scegliere a noi. Una volta conosciuta la storia, la cultura, gli usi e i costumi di questa popolazione non si poteva fare altrimenti. E’ stata una scelta di “puro sentire” e di vicinanza ideale nei confronti di un etnia che porta avanti, nonostante la dura repressione, quelle caratteristiche etiche e tradizionali che hanno fatto sì che questo popolo abbia rinunciato a facili guadagni derivanti dal traffico di droga, armi e uomini, che è fonte di sostentamento per diverse etnie in estremo oriente. I Karen hanno scelto di vivere in maniera dignitosa, cioè in linea con le loro più profonde istanze culturali e spirituali, nonostante siano gravati da una guerra che dura da 60 anni, che li costringe a continue migrazioni interne per sfuggire alle rappresaglie dell’esercito del Myanmar.

Dunque operate in scenario di guerra. Cosa che poche associazioni o organizzazioni fanno al mondo. Quale sono le attività che svolgete nei villaggi karen?

L’attività di questi primi dieci anni si rivolge prevalentemente verso tre direttive cardine: progetto sanitario, progetto didattico e progetto di cooperazione con un’altra associazione “L’Uomo Libero” di Trento.

Ci può spiegare nello specifico come si articolano questi progetti?

Il progetto sanitario si rivolge a lenire due problematiche fondamentali: la penuria di medicinali da una parte, e la mancanza di omologhi sanitari specializzati dall’altra. Tale progetto ci ha permesso di ridurre il tasso di mortalità per patologie endemiche (tubercolosi, malaria, infezioni dell’apparato respiratorio e gastrointestinali), che colpiscono prevalentemente i bambini in età infantile. Quello didattico, invece, riguarda la fornitura di materiale scolastico, nonché di pannelli fotovoltaici e generatori di energia per permettere il regolare svolgimento delle lezioni ai bambini dei villaggi. Mentre assieme all’Uomo Libero stiamo portando avanti il progetto definito “Terra e Identità”.

Cosa intende con Terra e Identità?

Il progetto prevede l’acquisto di terreni coltivabili al confino con la Thailandia, che vengono successivamente donati alle popolazioni Karen per essere lavorati di modo che abbiano la possibilità di rendersi autosufficienti. In questo modo i Karen possono creare nuovi villaggi e insediarsi nei territori. Questo è fondamentale perché parte della popolazione, stimata tra le 150.000 e 200.000 unità, è ammassata nei campi profughi allestiti alla bene e meglio lungo il confine in condizioni igienico sanitarie al limite dell’umano. Lo spirito dei Karen è messo a durissima prova.

Cambiamo argomento. Come ci si è arrivato a tutto questo? Perché i Karen vengono perseguitati dalla Giunta militare birmana?

(Sorride) Allora bisogna entrare nello specifico. Il problema come detto nasce nel 1945, quando al volgere della fine dell’Impero britannico, il Myanmar diviene indipendente. La composizione etnica della penisola vede 47 etnie presenti sul territorio. I Karen sono circa 7 milioni, risultando tra le etnie più numerose. Nel 1949 viene sottoscritto un trattato che garantisce la piena libertà, autonomia e rispetto delle tradizioni alle diverse etnie da parte del governo transitorio. Il mancato rispetto di questo trattato ha portato alla guerra civile. Questa guerra è drammatica per due motivi: non tutte le etnie combattono per lo stesso obiettivo, tra i Karen c’è chi si è alleato con la Giunta birmana.

E’ proprio vero che i “badogliani” sono come gli stupidi sono in tutte le parti del mondo. Da qui la domanda di natura geopolitica è d’obbligo. L’ONU, che è sempre così celere a condannare comportamenti che siano lesivi dei cosidetti diritti umani, perché non agisce in merito ad una questione che dura oramai da 50 anni?

Semplicemente perché la Birmania è uno dei mercati di sbocco della Cina, che ha un peso consistente all’interno dell’ONU, appoggio che non è solo di natura economica, ma anche di natura militare. Tuttavia non c’è solo la Cina ad avere interessi in quei luoghi. Israele, Berlgio e anche gli USA hanno interessi rivolti alle materie prime: pietre preziose, fonti energetiche, ma soprattutto è oggetto di attenzione dei narcotrafficanti per le piantagioni di oppio. Stendere un velo di omertà è l’unica maniera per conservare la propria influenza su quelle zone. Tuttavia non mi sorprenderei se ci fossero interessi anche di qualche lobby italiana, dato che la Birmania è il paese più minato al mondo e sappiamo bene chi produce queste armi.

Ancora una volta il “Dio Denaro Sterco del demonio” è al centro del discorso. Tuttavia è risaputo che ci sono anche altre organizzazioni europee e non che operano in Birmania. Che differenza c’è tra voi e loro?

Innanzitutto c’è da dire che provengono soprattutto da: Norvegia, Australia, Nuova Zelanda e USA, ma a differenza nostra, che entriamo in quelle che la giunta militare chiama “Zone Nere”, dove l’esercito birmano ha diritto di vita e di morte, loro operano prevalentemente nei campi profughi.

Americane?

(Sorride) Proprio così. Operano per lo più nei campi profughi e se me lo consentite con dei programmi di reinserimento a dir poco “pittoreschi”.

In che senso?

Queste organizzazioni, tramite il bene placido del governo americano, invitano i Karen a trasferirsi a spese dello stato negli USA, fornendogli la famosa Green Card. Una volta lì gli danno una casa, un lavoro, la tv, la lavastoviglie e tutti i confort di cui un occidentale ha bisogno. Insomma un vero e proprio ingresso nel Paese dei balocchi, però, come Collodi ci insegna, tutto questo ha un costo. Difatti deve essere tutto rimborsato, ma non solo, devono essere pagate tasse, l’assicurazione medica, il cibo e quant’altro e con i miseri stipendi che percepiscono è logico pensare che finiranno di pagare il loro debito forse quando i loro figli saranno vecchi. Così gli USA da un lato si garantiscono manodopera a basso costo e dall’altro si lavano la coscienza in pieno stile puritano per il loro immobilismo in campo internazionale. La cosa peggiore è l’effetto che tale condotta ha sugli “immigrati” Karen: una totale alienazione sia come uomo sia come popolo, in poche parole tutto ciò in cui crede e vive lo stesso popolo Karen.

Per concludere. Lasciamoci con un ricordo. Mi descriva l’immagine che più l’ha colpita nelle sue missioni in terra di Birmania?

Beh, senz’altro la compostezza di questo popolo. Quando arrivammo nel 2006, durante le visite e la distribuzione di medicinali, ho visto file di centinaia di persone rimanere in attesa anche dall’alba al tramonto con il sorriso sulle labbra e senza lamenti di alcun genere. Ricordo la loro cortesia e i loro modi gentili. Mi piace ricordare i volti di tutti quei bambini che nella povertà assoluta guardavano alla vita con occhi pieni idi speranza.

Un po’ come qui in Italia?

(Sorride) Sicuramente!!!

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Una risposta a Intervista a Rodolfo Turano della Comunità Solidarista Popoli

  1. Peppe Traini ha detto:

    Grazie a voi di popoli per averci fatto conoscere questo fiero popolo Karen. E’ in noi lavolontà di organizzare qualche evento per reperire fondi alla causa.

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