…Emozioni…

Articolo di Matteo Caponetti dell’Associazione Culturale Zenit

Alcuni illustri pensatori dicono la verità quando affermano che le generazioni decadenti sono quelle che guardano indietro e che non bisogna ricercare solo nel passato le regole di vita.                      Sono sempre stato d’accordo con questa analisi
esistenziale perchè la risposta finisce ad essere sempre di carattere strettamente romantica e di conseguenza sterile, facendoci cadere nella retorica che col passare del tempo diventa stucchevole e configurando il passato nelle nostre menti come un mondo, quasi fiabesco, meravigliosamente perfetto. Noi oggi, impotenti dinanzi all’impossibilità di proiettare questo mondo fantastico in cui ritroviamo riparo dal diabolico presente, cerchiamo risposte nel domani senza trovarle, perchè giustamente esso vuole e deve essere, come ogni cosa, conquistato. Allora, detto questo, cosa ci rimane quando siamo soli a confrontarci con le nostre paure e i nostri pensieri? Solo un miscuglio di sogni e di illusioni ed é per questo che ritengo giusto sforzarsi e vedere la realtà non solo come un mondo in cui si è incatenati. Ci sono però momenti in cui l’uomo ha bisogno di sentirsi leggero e in maniera del tutto inspiegabile volare in alto, abbandonare le elucubrazioni mentali e lasciarsi trasportare dalle emozioni. E allora basta una voce femminile, un’immagine, una bandiera, un paesaggio, una Canzone per alzarsi in volo e salutare tutti dall’alto. Il gusto di sentirsi diversi da quel moderno uomo razionale, sociale, omologato, frutto di una società scientificamente uniformata e livellata ai dogmi della civilizzazione intellettuale che vuole un uomo disunito e svilito nello spirito. Io a questo mondo contrappongo un uomo naturale, istintivo, irrazionale che respinge sia quest’Europa progressista e piena di sensi di colpe che quell’Europa conservatrice nemica della sanguigna volontà. A tal proposito mi piace concludere con un’immagine, quella di coloro che dinanzi alle atrocità della guerra, magari nell’imminenza di un bombardamento o di un programmato attacco o tra fumanti cumuli di macerie, cantano e suonano perchè amano la vita e non la vogliono lasciare senza averne vissuto fino in fondo i suoi misteri più profondi. Alla vostra Europa io contrappongo l’Europa nella sua essenza, quella formata non dagli uomini ma dall’uomo! A Noi!

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