Africa offshore

Articolo di Antonio Napoli dell’Associazione Culturale Zenit

Provate a pronunciare assieme, in un qualsiasi caffè o ristorante, le parole Marocco e Liberia e la gente penserà subito a una villeggiatura, nel primo caso, ed alla disperazione nel secondo. Provate a pronunciarle in una qualsiasi agenzia finanziaria o banca e gli addetti parleranno di paradisi offshore. Offshore per i conti, offshore lo sviluppo delle popolazioni locali. Con il termine offshore si indicano imprese fittizie create in centri finanziari con un livello di imposte molto basso o quasi del tutto assente, ove la società può celare il nome dei soci o gli utilizzatori di determinati beni.
Ad oggi, pressoché tutte le multinazionali hanno società offshore costituite in paesi dal regime fiscale agevolato. Ciò è dovuto ad una minore tassazione degli utili e alla non tracciabilità delle somme. E’ così che ci si rende conto, di come nel continente più povero della terra, sei nazioni (Marocco, Liberia, Mauritius, Seychelles, Kenia, Gibuti e Botswana) garantiscano un giro di affari, tutto offshore, che ammonta a più di 11mila miliardi di dollari. Paesi totalmente incapaci di progettare una crescita economica reale per i propri cittadini,ma indubbiamente capaci nel garantire al cliente di turno la quasi totale assenza di tassazione e il rapido rimpatrio di capitali generati all’estero. E se a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca come diceva un noto ex Presidente del Consiglio, si capisce da dove arrivino fondi per le interminabili guerre nere.
Da recenti rapporti OCSE è stato quantificato come il 50% delle transazioni mondiali passi per paradisi fiscali. Il parallelo, fra l’economia reale e quella finanziaria è rappresentato dalla flotta della Liberia, a dir poco penosa nelle acque nazionali, ma la cui sconosciuta ai più bandiera sventola per il 10% dei mari mondiali.
La ormai attualissima compagnia Costa Crociere, di proprietà della britannica Carnival,       per più di dieci anni , ovvero dal 1990 al 2000, ha battuto bandiera liberiana per poi passare alla più conosciuta panamense. La Liberia è conosciuta per essere la bandiera ombra delle più grandi compagnie di navigazione turistiche e mercantili del mondo. Questa pratica iniziata a ridosso del secondo conflitto mondiale si è rafforzata durante il regime di Charles Taylor, che ha portato le entrate tributarie liberiane a sestuplicare.
Lo stesso Charles Taylor conosciuto ai più dagli amanti del gossip, per i diamanti regalati a Noemi Campbell e meno per il finanziamento della guerra in Sierra Leone, che in undici anni ha provocato 120.000 morti. Ora verrà da chiedersi se lo spostamento di così ingenti somme di denaro convenga anche rispetto ad altri paradisi fiscali, ecco la risposta è sicuramente contenuta nelle norme che disciplinano la tassazione , che in pratica esenta da imposte le società, che a loro volta vengono protette attraverso la non pubblicazione dei report finanziari. Tutto ciò permette di celare l’identità sei proprietari dietro a un segreto impenetrabile per le polizie o agenzie tributarie occidentali. Mentre per altri, cosiddetti “paradisi” fiscali, come la Svizzera, le polizie tributarie di alcune nazioni, come ad esempio la Germania, posso accedere alle banche dati, con la facoltà di monitorare i conti riconducibili a cittadini o società tedesche. Il Botswana è considerato da molti anni la Svizzera africana. E non per il paesaggio alpino e neanche per il reddito procapite della popolazione, bensì per l’impenetrabile rete a protezione di capitali esteri .
Fatto sta che miliardi di dollari, ogni anno, vengono nascosti e spostati nel continente più vecchio e povero del mondo. Laddove, come nel Kenia, l’occidentale si porta amante e capitale da nascondere; le popolazioni muoiono per malnutrizione e malattie.

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