“Una domenica di sangue” mai dimenticata

Articolo di Guglielmo Casalini dell’Associazione Culturale Zenit

Siamo arrivati al 30 gennaio! Quella domenica di quarant’anni fa del 1972 a Derry, l’Irlanda fu scossa dalla tragedia che passò alla storia con il nome di Bloody Sunday. Questa data è diventata una delle tante giornate simbolo della nostra amata e martoriata Europa. Io sono un ragazzo di 24 anni che nella vita ho avuto la grande fortuna di avere l’opportunità di viaggiare molto, soprattutto attraverso i magnifici paesaggi fiabeschi della bellissima Europa e tra i posti che ho amato di più c’è proprio la Terra color Smeraldo.
È una terra, quella irlandese, che ho visitato per ben quattro volte e posso dire di conoscerla abbastanza bene ma nonostante ciò se ne avessi la possibilità ripartirei in qualsiaisi momento per respirare di nuovo quell’aria incontaminata dai logoranti gas occidentali. L’Irlanda è un paese particolare, fa sì parte dell’Europa ma nello stesso tempo, essendo un’isola così distante dal continente è stata spesso poco coinvolta dalle vicende europee. Sono stato nell’Irlanda del Nord due volte, Dundalk è l’ultima grande città dell’Eire, si trova ad Est prima di entrare in territorio britannico e il cambio di atmosfera, appena passato il confine è impressionante. Stare a Dublino, a Galway, a Cork, a Limerick o in qualsiasi altra città del Sud, non ha niente a che vedere con una città del martoriato Nord; l’aria, l’atmosfera che si respira a Belfast, a Derry o ad Armagh è così intensa che mette i brividi. Quando sono arrivato a Derry ho deciso di affittare un appartamento nel Bogside, quartiere cattolico e nazionalista situata appena al di fuori delle mura della città vecchia. Passeggiare sulla stradone principale del Bogside, Rossville Street, dov’è presente il Bloody Sunday Memorial, una colonna scura dove sono incisi i 14 nomi delle vittime la cui metà non superava i 20 anni di età e dove iniziarono i famosi e tragici avvenimenti che tutti noi conosciamo, è stato davvero a dir poco emozionante. Per le strade si aggiravano pochissime persone, ricordo queste casette basse tutte uguali, il cielo grigio con qualche raffica di pioggia, i murales sui muri, tra cui il celebre: “You are now entering FREE DERRY”, beh…sembrava davvero che il tempo lì a Derry si fosse fermato! Continuando la mia visita decisi poi di entrare nel museo dedicato a Derry e ai duri anni di lotta vissuti da questa città. All’entrata era seduto un anziano signore di nome Tom con il quale, prima di comprare il biglietto, mi fermai a parlare per lungo tempo. Il suo stretto accento irlandese non mi ha facilitato nella conversazione ma l’ostacolo della lingua non è stato un problema insuperabile perchè sin da subito si era instaurato tra di noi una simpatia reciproca in quanto io ero smanioso di raccogliere quante più informazioni possibili sulla storia dell’Irlanda e del suo popolo e lui invece era contento di poter dialogare con un ragazzo romano così pieno di curiosità, questo fece si che ne uscì fuori davvero una bellissima chiacchierata che conserverò tra i ricordi più belli del mio viaggio in Irlanda. Quando finii di visitare il toccante museo prima di uscire il vecchio Tom si avvicinò e con un fare amichevole mi regalò una piccola Croce Celtica tutta in legno che ancora conservo gelosamente a casa. Uno dei fatti che più mi ha colpito in Irlanda, è stata la grande e marcata differenza tra la popolazione cattolica/nazionalista, cordiale e allegra e quella protestante/unionista, diffidente e scrutante. Da queste parti tutto si divide in zone, per esempio è difficile trovare il verde mischiato all’arancione, e mi ricordo in particolare la differente atmosfera che si respirava tra i due quartieri che probabilmente rende questa zona dell’Irlanda così affascinante. Tornando però a parlare di quel lontano 30 gennaio 1972 passata alla storia come “Domenica di Sangue” tutto è stato già detto e raccontato ma il fatto che Noi ogni anno siamo pronti a celebrarne il ricordo, significa che questa data ha segnato la storia e ha conquistato i cuori di molti. Questa giornata non fu certo l’inizio del conflitto, anche perché se volessimo datarla dovremmo andare molti e molti anni indietro, ma sicuramente possiamo dire che influì in modo considerevole nel far precipitare la situazione. Qualche anno prima, nel 1969, il Bogside fu terra di duri scontri tra manifestanti repubblicano e polizia. Questa giornata fu ricordata da tutti come: “La Battaglia del Bogside”. Anche durante questa occasione i motivi della manifestazione e delle proteste furono le solite: quei diritti politici, civili, sociali, religiosi ed economici che da sempre erano stato un lontano miraggio, per non parlare poi di tutte quelle violenze subite da parte dei lealisti, senza che il governo avesse mai mosso un dito. In quella Domenica da una parte morirono 14 persone inermi, quasi tutte molto giovani, le quali manifestavano pacificamente per dei diritti sacrosanti ma che purtroppo trovarono la loro giustizia solo in cielo, mentre dall’altra si trovavano personaggi come Derek Wilford, colonnello dei parà inglesi, colui che diede inizio alla strage, il quale non solo venne prosciolto dal tribunale ma venne anche decorato il 3 ottobre dello stesso anno dalla Regina con la medaglia dell’OBE, Ordine dell’Impero Britannico.
Questa è la Democrazia inglese che in molti paesi tutt’ora viene presa come modello! E’ da questo momento che iniziò un arruolamento, in Irlanda, senza precedenti. Giovani ragazzi e ragazze decisero di entrare a far parte dell’IRA per mostrare a tutti, che la giornata del Bloody Sunday, era si stato un brutto colpo che tutti avevano accusato, ma non per questo si poteva rimanere a guardare o ancora peggio, aspettare che le istituzioni “corrotte” facessero qualcosa. Pochi mesi dopo, precisamente il 31 Luglio del 1972, durante le prime ore del giorno, il Governo inglese ordinò l’Operazione Motorman”, che è stata una delle più grandi operazioni militari della storia britannica, in quanto prevedeva il collocamento di circa 25 mila soldati sul territorio irlandese. Tutto questo aveva come obiettivo quello di riprendere con la forza e con ogni mezzo possibile tutte quelle zone occupate qualche mese prima dai repubblicani e tra queste le zone considerate più importanti riguardavano le maggiori città del nord. Ovviamente, a causa del governo britannico, incapace di prendere provvedimenti e di gestire la situazione, si alimentò sempre di più quell’odio che poi diede vita ad altre due organizzazioni paramilitari lealiste, l’UVF (Ulster Volunteer Force) e l’UDA (Ulster Defence Association), le quali avevano il compito di contrastare l’IRA. Il conflitto Nord-Irlandese, ad oggi, è costato più di 3000
morti.
La nostra Europa è purtroppo piena di giornate tristi come il Bloody Sunday e che oggi sono diventate simbolo di Lotta. Ogni paese ha le sue giornate commemorative che non rappresentano solo ferite ma sono anche simboli di coraggio: mi viene da pensare ad
Acca Larentia, a Praga con il martirio di Jan Palach, a Budapest con la rivolta popolare contro l’oppressione comunista, a Stoccolma con l’assassino di undici anni fa del giovanissimo Daniel Wrestrom, al Kosovo dove la popolazione serba è costretta a vivere nel terrore e rinchiusa in piccole enclavi come gli indiani d’America facevano nelle riserve e questi sono solo alcuni pochissimi esempi delle tante ingiustizie che hanno subito i
Popoli Europei in questo travagliato novecento. Sicuramente se uno volesse elevarsi e dall’alto fare una tetra classifica avremmo dei primi e dei secondi posti perché non tutte le tragedie hanno la stesso significato e importanza, ma se uno, come per esempio ho fatto io, decide di approfondire questi avvenimenti, andando a toccare con mano le profonde radici che si celano dietro ad essi, si accorge che questa tetra classifica non esiste permettendo in questa maniera di donare ad ogni popolo d’Europa la sua giornata di dolore che deve cimentare l’unione tra i suoi popoli e non acuirne le divisioni che alimentano solo inutili campanellismi e revanscismi di bassa lega. Infatti ciò che trovo più bello è che queste giornate-simbolo e queste date, da locali diventano europee e ognuno nel proprio paese commemora a modo suo il ricordo di esse che fanno parte dell’identità e la storia nazionale di un altro paese, proprio come oggi stiamo facendo noi. Ecco perché l’Europa esiste, ecco perché l’Europa non deve morire! Da una parte il sasso e la fionda, dall’altra la bomba e il fucile! Da una parte il governo e le sue sporche istituzioni, dall’altra i popoli e le loro tradizioni! Da una parte la razionalità e l’individualismo, dall’altra il cuore, l’amore e la comunità! Se uno guarda bene non capisce come i Secondi possano vincere sui Primi, ma…Noi siamo ancora qua!!!

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