Che sarà di noi?

La nuova frontiera della superbia umana è la previsione della propria morte. Nulla di più macabro, nulla di più assurdo, data l’imponderabilità della vita, certezza che nessuna cultura, nessuno studio sono mai riusciti a scardinare in millenni di storia dell’umanità. E, invece, oggi, la nuova sfida dell’uomo che si crede onnipotente è rivolta verso questo ermetico mistero aleggiante intorno al destino che, proprio grazie alla sua imprevedibilità, rende affascinanti le nostre vite. Apprendiamo dai notiziari, infatti, che alcuni medici senza scrupoli si servirebbero di una semplice analisi del sangue per condurre delle ricerche finalizzate a conoscere la durata della vita del paziente. Le ricerche sono iniziate in alcuni laboratori della Spagna – paese divenuto ormai tristemente noto a causa della sua deriva laicista – e sembrano procedere a velocità sensazionale, tanto che alcune “ottimistiche” previsioni ritengono che entro la fine dell’anno solare il test verrà messo a punto in ogni dettaglio per essere poi commercializzato in Gran Bretagna, altro costante fornitore di notizie stravaganti, relativiste, finanche catastrofiche nei confronti delle cronache internazionali. Dopo il via libera al commercio di carne clonata; dopo l’introduzione dell’educazione sessuale (con lezioni sull’omosessualità e sul divorzio) come materia obbligatoria nelle scuole a partire dai cinque anni d’età degli alunni; dopo l’approvazione di una severissima legislazione nei confronti di quanti rifiutano di definire normali i transessuali (con pene che contemplano anche l’obbligo a frequentare per tre mesi e più corsi di “rieducazione”); dopo il via libera alle adozioni di bambini per coppie omosessuali, salvo negare recentemente ad una coppia regolarmente sposata di poter effettuare un’adozione per via del fermo credo religioso cattolico dei due, il quale – stando alla motivazione dell’Alta Corte britannica – è considerato “inimical” (ostile) all’educazione dei bambini; dopo la sostituzione, sui certificati ufficiali di nascita, dei termini ancestrali madre e padre con degli informi e burocratici, oltre che contrari alla natura umana, genitore 1 e genitore 2. Dopo tutte queste squallide pazzie che apprendiamo dalle cronache d’oltremanica, ad accrescere lo sciagurato contributo della Gran Bretagna in materia di sovversione, dunque, giungerà presto questo controverso test che si ammanta di misurare le strutture vitali sull’estremità dei cromosomi, i telomeri – considerati sì degli indicatori del livello d’invecchiamento, ma non del tempo che resta da vivere. Già stabilito – da quanto si sostiene – anche il suo costo: 435 sterline, circa 500 euro. Una cifra certo non modica, per la felicità delle multinazionali farmaceutiche che ne trarranno profitto (ma guarda un po’…) e a svantaggio delle tasche di cittadini che la cultura dominante ha reso sempre più fragili e psicotici. Essi, come tossici in preda a crisi d’astinenza, affolleranno i laboratori medici (un sondaggio del The Indipendentstima che il 41% degli inglesi sarebbe già orientato ad effettuare questo test) spinti da una nuova pretesa fabbricata artatamente per renderli schiavi delle proprie ansie. Questo nuovo orizzonte della ricerca medica è da considerare l’ennesima illusione antropocentrica che allontana l’uomo da Dio, procurando per lui il palliativo artificiale ai dubbi e ai timori che montano nel suo animo, nudo al cospetto della vastità del creato. Un palliativo che si fonda su quel peccato di presunzione che ha convinto il genere umano di poter controllare tutto, anche la propria sorte; sorte di cui neanche i nostri avi – già prima che l’avvento di Cristo stabilisse le verità fondamentali della fede – se ne facevano arbitri, tant’è vero che si affidavano al fato. Servirsi della scienza per perseguire questo scopo di onnipotenza è assolutamente fuorviante, in quanto la scienza – a differenza di verità morali filosofiche e religiose, che invece sono immutabili nel tempo – è sottoposta ad una continua trasformazione che comporta il rinnegamento delle certezze precedentemente acquisite (per es. un domani nuove ricerche sui telomeri potrebbero stabilirne l’inattendibilità nei termini per i quali oggi li conosciamo). Ma oltre che fuorviante, affidarsi alla scienza in modo dogmatico è anche pericoloso: la scienza evolve continuamente, instillando nell’uomo, ossequioso verso di lei come fosse una divinità, la convinzione che la storia sia protesa incessantemente verso il progresso. Un mito che pone l’uomo, forte delle sue conquiste tecniche, nella condizione di poter abusare della propria potenza ed esercitare azioni imprevedibili, macroscopicamente dannose (nucleare docet!). Questo è il mito della tracotanza, diffusosi a seguito di eventi storici (per es. l’illuminismo) che hanno seppellito il sano timore di Dio che contraddistinse popoli nobili durante il medioevo; mito che è il nostro nemico più subdolo perché ci inganna indicandoci la chimera dell’emancipazione. La dimostrazione di come questa arroganza antropocentrica sia un fallimento ci giunge proprio dal medioevo, epoca in cui l’uomo conduceva una vita più breve della nostra, era privo di velleità apparentemente immense e superbe, eppure – osiamo affermare – viveva meglio di noi. Nella cosiddetta “età buia” non esisteva il “male oscuro” o, per l’appunto, “male del XX secolo”: la depressione; i capricci nati dalla volontà di possedere ogni cosa, “omni-conoscenza” compresa, ancora non avevano sfiancato l’uomo. Tuttavia, l’uomo medievale possedeva un sano realismo circa le proprie capacità che era radicato su stabili valori religiosi. Ciò, contrariamente a quanto potrebbe ritenere qualcuno con approssimazione, non lo privava della voluttà di spendersi in slanci pieni di passione. La storia è lì a dimostrarcelo: il medioevo fu l’epoca dell’onor d’armi, delle Crociate, ma anche dell’edificazione di grandi e meravigliose chiese e degli ordini ospedalieri. Poi, l’uomo ha deciso di cedere all’inganno che proveniva, con voce suadente, dalle viscere della terra ed ha stroncato ogni legame con norme, vincoli e limiti. Da questa recisione nasce l’inquietudine di chi pretende di sostituirsi a Dio, di chi pretende di poter conoscere il proprio destino, ignorando l’indeterminato susseguirsi di eventi catastrofici che continuamente ci rammentano come la nostra vita sia appesa ad un filo. Ecco spiegato il successo di un test così dissennato come quello che propone di rispondere all’inesplicabile domanda “quanto ci resta da vivere?”. La saggezza risiede in realtà nelle parole semplici di Lucio Battisti, un cantautore che ebbe il merito di sapersi radicare su valori d’umiltà e rettitudine: “Chissà che sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...