Brigantaggio, un esempio d’appartenenza

“Molti personaggi che la cronaca bolla come terroristi divengono poi protagonisti rispettati dalla storia”. Così recita una frase di un membro dell’Irish Repubblican Army, nessuna frase si addice di più alla storia del brigantaggio politico antigiacobino che ora cercheremo di ripercorrere. Abbiamo già parlato in precedenza della rivolta antigiacobina scoppiata nella regione francese della Vandea. Ma oltre ad essa altre zone invase dai “civilizzatori”  francesi furono attraversate da violente sommosse popolari: la regione francese della Bretagna, il Tirolo e molte regioni italiane videro la popolazione locale opporsi alla innovazione illuminista… Dalla Romagna alla Calabria, in Italia si sviluppò un movimento atto a scacciare l’invasore e a restaurare l’ordine secolare crollato sotto i colpi della rivoluzione borghese; un movimento composto da popoli dalle diverse vicende storiche ma dal comune interesse, la salvaguardia della Tradizione. Le popolazioni rurali del Sud Italia e della pianura padana non potevano accettare la sovversione repubblicana: il governo dei tecnici, l’anticristianità, l’artificiosità della viltà borghese. Chi viveva secondo i naturali ritmi dell’alternarsi delle stagioni, del contatto diretto con la madre terra, delle preghiere giornaliere e dell’ amore paterno nei confronti del Re considerava un’eresia chinarsi al cospetto dell’arroganza delle truppe straniere, fu così che nacque in modo naturale e spontaneo il fenomeno del brigantaggio politico. Fin dal 1796 Napoleone aveva dato vita alla colonizzazione dell’ Italia tramite la creazione delle cosiddette “repubbliche giacobine”, nell’ordine:  la repubblica cispadana, la repubblica ligure, la repubblica cisalpina, la repubblica romana e infine nel gennaio 1799 quella partenopea. Proprio sulla  repubblica partenopea ci vogliamo soffermare, poichè in essa si sviluppò un movimento antigiacobino combattente, che nel giro di poco tempo scacciò l’invasore e restaurò il Re, essa era l’ Armata della Santa Fede condotta magistralmente dal Cardinale Fabrizio Ruffo. Il Re, Ferdinando II, con l’aiuto di preti e frati, chiese al suo popolo di iniziare a combattere non appena i francesi avessero toccato il suolo napoletano. In più, ad aggravare la situazione, fu la coscrizione obbligatoria imposta dai francesi: si sarebbe dovuto combattere al fianco degli usurpatori magari contro la propria gente, il proprio Re, la propria Religione. Così masse di disertori si unirono ai Briganti Sanfedisti. Il Cardinale Ruffo alzò la bandiera dei Borboni all’estremità della Calabria, migliaia di uomini scesero dai monti e dalle campagne: Calabresi, Lucani, Campani, Pugliesi, tutti uniti contro l’invasore. Ognuno prese il suo schioppo, la scure, il coltello e si mise nelle campagne ad attendere il momento propizio per attaccare. L’esercito francese si disperse per cercare i rivoltosi, ma furono essi a trovare per primi i francesi e a fare di essi un sol boccone; così a giugno, dopo sei mesi di cruenti combattimenti, sconfissero definitivamente le armate napoleoniche rimandandole a casa con la coda tra le gambe. Tuttavia la volontà popolare per i berretti frigi non aveva molta importanza; tant’è che solo loro, gli illuminati d’oltralpe, potevano decidere cosa fosse il bene e cosa il male: essi ritornarono, più violenti che mai, riuscendo ad imporre il proprio dominio, ma anche se la sconfitta era certa, i briganti imbracciarono di nuovo i fucili, abbatterono gli alberi della libertà ( istituzione giacobina che indicava la nuova “libertà” portata dai francesi), distrussero le bandiere tricolori, rialzarono le croci e reclamarono l’antico governo monarchico.

Solo i mediocri e gli opportunisti concepiscono esclusivamente il valore di chi vince. Noi preferiamo contribuire a tenere alto il “Sole dei vinti” e ad esaltare sempre la nobiltà della sconfitta, la sconfitta della Tradizione e dei giusti ai danni della sovversione e degli usurpatori, degli speculatori, degli sciacalli. D’altra parte nella storia d’Europa le sconfitte eroiche si sono ripetute più e più volte, facendo sì che il mito si incarnasse nell’esempio lasciatoci: gli Spartani alle Termopili, gli Irlandesi contro Cromwell, i Vandeani contro i rivoluzionari repubblicani, le Armate Bianche in Russia contro i bolscevichi, i soldati delle Waffen SS ad Anzio e a Berlino, senza dimenticare gli episodi che hanno visto protagonisti soldati europei fuori dai confini del Vecchio Continente (gli Italiani in Nord Africa, ad El Alamein e a Bir el Gobi). Tutti questi sono per noi esempi da portare nel cuore e da ritenere parte integrante della nostra identità, in un mondo che spunti, esempi ed identità non ne ha e non ne dà. La nostra patria e là dove si combatte per la nostra Idea, non solo dove la nostra Idea vince!

Articolo uscito su “Il Martello” del giugno 2007

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