Intervista sul diritto all’autodeterminazione per la nazione Boera

(ASI) Mondiali di calcio 2010. Sede: Sud Africa. Per la prima volta il continente nero ospita un evento sportivo così importante, rappresentante un’occasione di riscatto agli occhi del resto del globo. L’immagine simbolo propinataci è quella di un Nelson Mandela commosso mentre compie il giro di campo inaugurale, il suono è quello coinvolgente del Waka Waka di Shakira. Esportare segnali positivi mediante la trasmissione in mondo visione è un fatto finalmente nuovo, che affranca almeno una parte di uno sfortunato continente da quell’immaginario collettivo che ristagna nell’idea di Terzo Mondo.
Tuttavia, dietro la patina retorica dipinta dai media intorno al seguitissimo evento, vi è la realtà di un paese tutt’altro che emancipato da uno stato di degrado e violenza le cui vittime sono chiaramente identificabili, sebbene non facciano notizia. A scatenarsi contro di loro un odio etnico che sarebbe scandaloso denunciare per un cronista, l’odio del nero che vuole “depurare” la propria terra dalla presenza del bianco, ritenuta illegittima. Uno stato di fatto che mina i dogmi laici dell’occidente: il meltin’ pot come naturale predisposizione umana e il ruolo convenzionale del bianco prevaricatore.
Dunque, meglio tacere e lasciare che la mattanza si compia? Meglio l’atteggiamento codino piuttosto che rimuovere il velo d’ipocrisia che vergognosamente copre la nudità dei fatti? Assolutamente no, Agenzia Stampa Italia ha provato a render visibile ciò che cela questo velo. Lo ha fatto dando voce a chi sui media più diffusi voce non ha, ossia ad un esponente di quelle comunità di bianchi che quotidianamente debbono far fronte ai soprusi e alle aggressioni di matrice razzista perpetratigli contro. Nel silenzio della stampa internazionale.
Parliamo con Massimiliano, gestore del sito www.volkstaat.it. Anzitutto, da chi nasce l’idea di crearlo e che funzione svolge questo portale?
R: L’idea devo dire che è stata mia, e nasce dal mio amore per la nazione Boera. Il sito internet è partito con molta semplicità: mettendo a disposizione le notizie e le informazioni in mio possesso. Dopodiché sì è sviluppato. Adesso ha contenuti sia in italiano, afrikaans e inglese. Volkstaat.it da voce a tutte le organizzazioni indipendentiste boere, racconta le vicende di tale popolo, la sua storia e il suo spirito. E’ finalizzato a promuovere l’indipendenza della nazione Boera.

 
Ci tieni a parlare al plurale, di organizzazioni indipendentiste boere. Esistono quindi diverse realtà boere in Sud Africa; puoi farcene un elenco e spiegarci quali differenze intercorrano tra di esse?
R: La galassia dell’indipendentismo boero conta una miriade di movimenti e associazioni. L’AWB (Afrikaner Weerstandsbeweging, in italiano: Movimento di Resistenza Afrikaner), nonostante gli attacchi del regime passato e presente, e di vari poteri economici internazionali, è ancora il movimento più partecipato. E’ una forza nazionalista cristiana, anticomunista e anticapitalista, dotata di strutture paramilitari.
Alcune organizzazioni sono prevalentemente religiose (ad esempio i Suidlanders e il Comitato per la Teocrazia), altre operano come milizie di autodifesa (ad esempio la Kommandokorps e Azri’EL), altre in campo sociale (ad esempio la Croce dell’Africa del sud del com. Willem Ratte), altre ancora svolgono un ruolo principalmente culturale (ad esempio l’Orde Boerevolk di Piet “Skiet” Rudolph e il Verkenners Beweging, il movimento scoutistico boero).
Alcune di queste organizzazioni supportano la VVK, commissione che sta organizzando apposite elezioni per il popolo boero, volte ad eleggere un suo parlamento, che operi per renderlo indipendente.

 
Da cosa deriva il termine boero?
R: Il termine “boero”, oltre ad identificare l’appartenente alla nazione Boera, significa “agricoltore” in lingua afrikaans (quando scritto con l’iniziale minuscola: “boere”). E, infatti, la nazione Boera ha avuto genesi, in Africa del sud, da un insieme di genti bianche, che volevano coltivare una propria terra, senza sottostare ad una potenza coloniale straniera. Per questo si spostarono ai confini del Capo, dove diventarono nazione, e per questo migrarono poi verso l’interno.

 
In che epoca i primi emigranti dall’Europa iniziarono a popolare quelle stupende lande naturalistiche che corrispondono all’attuale Sud Africa?
R: I primi bianchi arrivarono nel 1652, ed erano olandesi e tedeschi di etnia frisone – portati, alcuni liberamente, altri con la forza, dalla Compagnia olandese delle Indie orientali (VOC). Dopo circa 35 anni arrivarono gli ugonotti francesi, in fuga dalle persecuzioni religiose. Queste genti, arrivate in Africa del sud senza fini imperialisti, si amalgamarono, sviluppando una nuova lingua: l’afrikaans. Da loro si staccarono i trekboer, che poi diventarono voortrekker (pionieri), i padri della nazione Boera, i fondatori delle Repubbliche Boere.
I britannici arrivarono in Africa del sud molto tempo dopo, e con uno spirito completamente diverso. 5.000 britannici arrivarono al Capo nel 1820, dopo che la Gran Bretagna ne aveva assunto il controllo politico e militare. Con la scoperta dell’oro nella Repubblica Boera nella regione del Transvaal, nel 1886, arrivarono decine di migliaia di bianchi, prevalentemente britannici, che stravolsero la demografia dell’area. Insieme a loro arrivarono anche gli interessi di un piccolo gruppo di finanzieri internazionali, prevalentemente ebrei.

 
Erroneamente molti pensano che i boeri abbiano fondato colonie; quale fu la realtà? Che rapporti si stabilirono con le popolazioni autoctone?
R: La nazione boera non si mosse mai come forza conquistatrice; il suo cammino fu quello di tutto un popolo, nato in Africa del sud, che migrò alla ricerca di una terra, in Africa del sud, dove poter essere libero ed indipendente. Per avere tale terra, i boeri percorsero migliaia di chilometri, e stipularono accordi e alleanze con tribù nere. Dovettero anche combattere, ma soprattutto per garantire la propria sopravvivenza.
Le Repubbliche Boere vennero fondate su territori prevalentemente disabitati, perché non c’era la volontà di sottomettere nessuno, ma di avere una terra propria.
I boeri sono una popolazione autoctona, tanto quanto le altre nazioni nere bantu; con l’unica differenza che gli antenati dei primi migrarono dall’Europa, mentre quelli dei secondi dall’Africa centrale.

 
Purtroppo la pace non durò a lungo; in che anno e a causa di quale evento storico iniziarono le prime difficoltà per i boeri?
R: La scoperta sulle terre delle Repubbliche Boere dei diamanti, nel 1866, e dell’oro, nel 1886, significarono la fine della pace. Le più grandi ricchezze minerarie finirono subito sotto il controllo di capitalisti internazionali, che iniziarono a stravolgere la demografia dell’area importando manodopera a basso costo. Dopodiché, dietro la figura di Cecil Rhodes, potentissimo imprenditore e politico inglese senza scrupoli, e dell’Impero Britannico, iniziò una guerra di conquista capitalista (guerra anglo-boera) a favore di un ristretto numero di capitalisti internazionali (prevalentemente ebrei). I boeri furono espropriati dalla loro terra, per arricchire banchieri internazionali e compagnie multinazionali.

 
Dopo gli anni di guerra, a cavallo tra i due secoli scorsi, si arrivò ad una stabilità; a quali condizioni?
R: I boeri persero la libertà, le loro Repubbliche, e il potere reale (economico e politico), finito nelle mani di una piccola oligarchia internazionale. Questi poteri, al fine di massimizzare i propri profitti e sradicare i nazionalismi, continuarono ad importare manodopera a basso costo. Dopo violente rivolte degli operai bianchi, provocate dalla loro sostituzione nelle miniere a favore dei neri (molto più economici), iniziarono ad essere promulgate leggi a favore dei bianchi. Una strategia volta a fermare le proteste, creando un falso nazionalismo basato sulla razza e non sulla nazione, proseguendo sulla strada (durata decenni) di importare manodopera straniera. Una strada che si è conclusa, una volta che i bianchi sono diventati ristretta minoranza, con la consegna del potere politico (quello economico è rimasto nelle mani del capitalismo internazionale) alle forze comuniste nere.

 
Ecco, appunto. Più recentemente, un altro avvenimento storico ha rappresentato un nuovo flagello per il popolo boero, l’ascesa al potere da parte dell’ANC (African National Congress); puoi parlarcene?
R: L’ANC ha cancellato tutti gli Stati indipendenti in Africa del sud, creando di fatto un impero (perché si impone su nazioni diverse) con un regime unico; ha istituito politiche che discriminano i bianchi, per cui per un bianco, generalmente, è praticamente impossibile trovare lavoro; allontana i boeri dalla loro terra per farvi insediare i neri; ha cancellato i nomi, le feste, e le tradizioni del popolo boero (genocidio culturale); e promuove l’odio contro i bianchi, in particolare contro i boeri (genocidio fisico). Dal 1994 sono stati ammazzati più di 36.500 bianchi, tra cui si calcolano circa 3.700 boeri. Dall’insediamento dell’ANC l’Africa del sud è diventata la capitale mondiale del crimine, ma questi sono numeri di guerra.

 
In che modo agì l’ANC nei confronti dei suoi oppositori e in che termini mutò la condizione delle minoranze bianche dopo questo cambiamento politico?
R: L’ANC ha operato per anni, seppur senza successo, come movimento terrorista. I suoi dirigenti erano addestrati nei Paesi dell’Est, dove imparavano il marxismo-leninismo e a difendere la rivoluzione dai controrivoluzionari. Questo ha prodotto un esercito di fanatici estremisti, che punivano coloro che consideravano “eretici” o semplici oppositori, spedendoli nei campi di rieducazione (tortura) della ANC, o più sbrigativamente li ammazzavano con il sistema delle “collane delle morte” (si infila una persona all’interno di un pneumatico, in modo che non possa uscirne, lo si cosparge di benzina e gli si appicca il fuoco). Tanti bianchi, specie non-boeri, hanno lasciato il Sudafrica dal 1994; alcune fonti calcolano siano stati più di 770.000. Un esodo. Si ritiene che i bianchi in Africa del sud siano adesso circa 4,4 milioni. Di questi, tra i 500.000 e gli 800.000, vivono ormai in condizione di estrema povertà.

 
In pochi sanno che l’ANC possiede un inno ufficiale il cui testo stride alquanto con l’idea edulcorata che si ha solitamente in occidente dell’ex presidente Mandela; cosa afferma questa canzone?
R: Ripete ossessivamente di ammazzare i boeri.

 
Del resto, il genocidio di cui ci parli è un boomerang che si ritorce contro tutte le popolazioni sudafricane, vero?
R: Effettivamente sì. Il regime usa i boeri come capro-espiatorio dei suoi fallimenti e della sua incapacità, mentre continua ad impoverire tutta la regione e tutte le nazioni che la abitano. L’allontanamento, l’espropriazione, e l’eliminazione fisica dei boeri, non producono però nuova ricchezza per nessuno, ma nuova povertà, per tutti. Un chiaro esempio viene dal mondo agricolo, dove i boeri sono tradizionalmente molto capaci; le loro fattorie hanno prodotto, per decenni, quasi l’intero fabbisogno alimentare dell’Africa del sud. Tant’è che ancor oggi, in Sudafrica, i casi di malnutrizione sono estremamente rari.
Nel vicino Zimbabwe, le politiche di esproprio e pulizia etnica degli agricoltori bianchi, hanno già palesato i risultati: crollo totale della produzione alimentare, carestie, povertà sempre più diffusa, dipendenza dagli aiuti alimentari, popolazione ridotta a magiare topi, limo e radici velenose.
Detto questo, la ANC non è legittimata ad espropriare le terre di altre nazioni, per nessun motivo. La ANC ha sulla nazione boera gli stessi diritti che ha, ad esempio, su quella italiana: nessuno.

 
Dopo il mondiale dell’estate scorsa e a seguito dei propositi politici buonisti elargiti al pianeta, sono forse cessati i massacri in Sud Africa?
R: Assolutamente no, il genocidio prosegue costante. Che questa non sia semplice criminalità ma una guerra, deliberatamente volta a sterminare un popolo, lo si evince dall’efferatezza dei crimini. Un esempio recente: il massacro di Lindley, del 2 dicembre 2010. La famiglia Potgieter sterminata, tra cui anche la loro bambina di 3 anni. Perché ammazzare una bambina di 3 anni?
E’ possibile che rispetto a crimini così efferati non vi sia l’intervento di alcun organismo internazionale? In che modo i boeri si stanno mobilitando per far conoscere le loro sofferenze all’opinione pubblica internazionale?
R: Purtroppo è possibile, infatti sta avvenendo. Quello che succede oggi in Africa del sud è frutto di un odio che hanno promosso in tanti, e di una situazione che hanno generato in tanti, a partire dalle compagnie multinazionali e dai loro alleati comunisti. Gli organismi internazionali, asserviti a questi poteri, sono responsabili di quello che sta avvenendo oggi, per cui non bisogna aspettarsi nulla da loro. Alcuni movimenti boeri stanno cercano di fare qualcosa, ma la situazione è veramente difficile. Il genocidio che li sta cancellando dalla faccia della terra non è solo fisico, ma anche culturale, morale e spirituale.

di Federico Cenci, http://www.agenziastampaitalia.it/

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