Russia tiranna?

Spesso si discute degli effetti della caduta del muro di Berlino sulla geopolitica mondiale, ma meno spesso sentiamo la necessità di informarci riguardo ai cambiamenti che ciò ha comportato all’interno della grande nazione Russa. Il comunismo aveva frustrato i cittadini, ammaliati dalle “meraviglie” materiali dell’opulento occidente liberista, avendoli costretti in uno stato di conflitto interno dato dall’imposizione di una concezione sì materialista ma etica, limitante i furbi. Così, caduto il comunismo, la massa cadde nella bramosia del possedere. Intervennero i professionisti della produzione, coloro i quali possedendo il noto “capitale”, muovono l’economia di mercato. L’uomo nuovo è Boris Nikolaevič Eltsin, ingegnere che solo nel 1985 era divenuto segretario della sezione moscovita del partito comunista. Eltsin, noto alcolizzato, sarà per otto anni il burattino al soldo dei veri “padroni” della neonata ( 26 dicembre 1991) Federazione Russa, ossia i famosi oligarchi che già durante la transizione socialista Gorbaciov avevano privatizzato la stragrande maggioranza dei settori produttivi della nazione. Vladimir Gusinskij, uno di loro, disse in un’intervista televisiva: ”Sarò cinico ma credo che la società si divida in due gruppi, c’è una minoranza che non si accontenta di ciò che ha, poi c’è la massa, quelli che fanno bene il proprio lavoro, insomma gli onesti. Risultato: ci sono quelli che comandano e quelli che obbediscono”. L’israelita Gusinskij, amico stretto del democratico ebreo americano Tom Lantos, certamente non è tra gli onesti ma tra quelli che non si accontentano, detiene gran parte delle TV e dei giornali russi, e considerevoli fette di azioni bancarie sia in Russia che in Israele. Per rendersi conto del potere degli oligarchi all’elezione di Putin basti pensare che nel dicembre 1991 il 99% dei beni in Russia erano sotto il controllo statale mentre all’elezione di Vladimir Putin ben il 71% era nelle mani dei privati, ossia dei pochi magnati formanti “l’oligarchia russa”. A capo dell’intellighenzia imprenditoriale, politicamente onnipotente, troviamo certamente il magnate del petrolio, capo della già fallita e illegalmente rilevata Yukos, tal Mikhail Khodorkovskij. Quando nel 1996 in una riunione tra gli oligarchi e il presidente Eltsin si decidono le modalità di finanziamento della campagna elettorale e la seguente presa di potere definitiva dei magnati, Khodorkovskij siede a capotavola e detta le condizioni a Eltsin per essere rieletto, anche se i sondaggi lo vedono al 4% nella scala dei consensi a fronte dell’ampia popolarità raggiunta dai comunisti di Zjuganov e dai nazionalisti. Una valanga di rubli investe Eltsin e la sua campagna elettorale; tramite la TV di stato di sua proprietà, Boris Abramovich Berezovsky concede il monopolio agli interventi di Eltsin annullando continuamente gli spazi concessi ai suoi dirimpettai. Per il ballottaggio con Zjuganov, Eltsin viene obbligato a far dimettere tutti i suoi uomini di fiducia e a sostituirli con uomini di fiducia degli affaristi, così il 3 luglio 1996 Eltsin viene rieletto e gli oligarchi possono brindare alla cerimonia per il secondo mandato a Eltsin, ripresi dalle telecamere delle tv di Berezovsky e Gusinsky, anch’esso israelita. Subito dopo tale cerimonia Eltsin viene ricoverato e in sua assenza viene nominato il ministro delle finanze, il magnate Vladimir Olegovich Potanin, il già citato Berezovsky “si nomina” vice segretario del consiglio di sicurezza. Berezovsky viene soprannominato “Oligarkovich” riuscendo con questa mossa a muovere i suoi tentacoli in tutti i settori della vita russa incentivando anche la rivolta cecena che da esso ottenne vari finanziamenti e incentivi. Il vice presidente Lebed disse di aver subito pesanti aggressioni da Berezovsky per i suoi tentativi di pacificazione del conflitto. Il 17 agosto 1998 la Russia fa bancarotta. Gli oligarchi hanno voluto arricchirsi a tal punto da mandare in bancarotta una nazione, un popolo. Parte una caccia all’oligarca ma essi riescono a mettersi in salvo all’estero. Come ad esempio Berezovsky, che fugge in Francia per il mandato di cattura emesso dal procuratore generale. Ma Berezovsky manda sulla sua emittente le immagini di un uomo a letto con due donne senza audio e sottotitolate: “Quest’uomo sembra apparentemente il procuratore generale”, riesce così a far cacciare il procuratore Skouratov e a tornare in patria da martire e a farsi eleggere deputato, iniziando a preparare la successione di Eltsin. Prescelto fu tal Vladimir Putin, ex agente del KGB. Il 31 dicembre 1999 Putin viene eletto presidente e, come fece il suo predecessore, anch’egli decide di indire una riunione con gli oligarchi dove tuttavia dà loro una lezione in diretta TV: ”….A volte nel nostro paese è difficile capire dove finisce il mondo degli affari e dove inizia quello dello stato, ovvero dove finisce lo stato e iniziano gli affari… state fuori dalla politica e potrete tenere i frutti delle privatizzazioni”. Nessuno si attendeva tale sorpresa dalla suddetta riunione, in fondo erano gli oligarchi che avevano, dopo un’attenta meditazione, scelto l’ex membro del KGB. Eppure qualcosa va storto, Putin risulta più risoluto e riluttante alla corruzione del molle predecessore, costretto a dimettersi a causa dell’alcolismo. Putin regola subito i conti: la Gazprom chiede il rientro di tutti i prestiti elargiti a beneficio di Gusinskij e della sua emittente televisiva NTV, Berezovsky viene espropriato di tutti i titoli di stato che lo avevano fatto arricchire e costretto all’esilio forzato nella perfida Albione, sempre pronta ad accogliere un certo tipo di malfattori. Pian piano tutti gli oligarchi vengono salassati adeguatamente e grazie al fatto che in gran parte posseggono anche il passaporto israeliano riescono a ricevere asilo in altri paesi; infatti, il petroliere Nevzlin vive oggi a Tel Aviv, Gusinskij si trova in Spagna, Abramovich ha acquistato il Chelsea FC a scopo precauzionale, Gutseriyev è fuggito prima a Baku e ora sembra essersi stabilito a Londra. Poi c’è Khodorkovskij, forse insieme a Berezowsky più potente e coraggioso degli altri, poiché rimasero entrambi in Russia con l’intento di comprare l’intero  parlamento e rilanciare la scalata degli oligarchi, la cosiddetta “opposizione democratica e liberale”. Khodorkovskij, proprietario della più importante e ricca società russa: la Yukos, nel 2003 viene arrestato. E’ da sette anni in carcere per le provate accuse di frode ed evasione fiscale su 358 milioni di tonnellate di greggio, a cui si aggiunge in seguito l’accusa di riciclaggio di denaro (circa 25 miliardi di euro). L’occidente grida vilmente alla tirannia, inneggia ai diritti umani, lo reputa un passo indietro per la cosiddetta modernizzazione della Russia. Fa specie che i media occidentali, così solerti nell’inneggiare alla forca quando sul banco degli imputati siede un mafioso nostrano, si riscoprano garantisti nei confronti di un ladro che ha gettato la Russia nell’abisso della bancarotta e che, per questo grave crimine, è giustamente punito dalla giustizia del suo paese. Che dietro tal deplorazione vi siano i tentacoli di qualche lobby finanziaria interessata ad un ritorno della Russia ai tempi di Eltsin, in cui la sovranità latitava e il bacino d’investimento era enorme? Pertanto, è la Russia ad esser tiranna o l’occidente ad esser opportunista?
Domande retoriche…

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