Per l’Unione Europea tutta l’erba è cattiva

C’era una volta un mondo in cui la cura delle malattie era di esclusiva competenza di quei prodotti che deliberatamente crescono in natura e da cui la sapienza umana, per definizione animata da un’insopprimibile sete di ricerca e di studio, sapeva scovarne le differenti e vaste proprietà officinali. Non vogliamo consumarci in facile retorica, i tempi cambiano e l’affermazione di sempre nuovi e mutevoli morbi ha imposto nel corso del tempo un continuo aggiornamento medico e farmaceutico tale da poter rappresentare una cura ad ogni male. Piaghe strettamente legate a ritmi di vita divenuti ormai insostenibili e situati ben oltre ogni limite di sopportazione umana e a contesti ambientali che definiremmo, eufemisticamente, inquinati hanno prodotto un ammodernamento dei metodi di cura, facendo sì che venissero trasferite soprattutto nei laboratori chimici le sedi di competenza dei medici, ma senza che ciò implicasse l’esclusione della soluzione erboristica o ne negasse la validità. Eppure, nel corso del tempo questo processo sembra aver sviluppato una tendenza all’esclusivismo, finendo per delegittimare la cura naturale a beneficio della medicina ufficiale. L’ostentata ritrosia nei confronti delle erbe officinali, della cosiddetta medicina alternativa è alquanto sospetta e, spesso, priva di un reale riscontro di inefficacia. Si ha il sospetto, ma più che un sospetto è una certezza, che anche il delicato campo della salute è stato trasformato dalla bramosia umana in un terreno fertile di business. Grosse aziende multinazionali, per definizione ciniche, non nutrono alcuna reticenza nel coltivare i propri interessi finanziari su questo terreno e, per farlo nel modo più vorace, mirano a monopolizzare il mercato dei prodotti medicinali. Il libro nero delle case farmaceutiche è molto spesso, carico di retroscena inquietanti che hanno origini ormai non più recentissime, ma non è questo lo spazio adatto per approfondire l’argomento. Lo spazio in questione vogliamo utilizzarlo soltanto per registrare un aggiornamento circa questo processo di delegittimazione nei confronti delle erbe medicinali. Il luogo deputato ad infliggere questo ennesimo e forse definitivo colpo alla cura naturale è, neanche a dirlo, il parlamento europeo, uno dei maggiori templi del mondialismo e della globalizzazione, ove le disposizioni delle multinazionali si compiono senza impedimenti. E’ stato deciso che dal prossimo 1 aprile 2011 l’Unione Europea tenterà di mettere al bando tutte le erbe medicinali, così come da secoli siamo abituati a conoscerle e ad apprezzarle, in Europa come ad ogni altra latitudine. “La European Directive on Traditional Herbal Medicinal Products (THMPD) è stata emanata il 31 marzo 2004 ed ha reso operative delle regole per l’uso dei prodotti erboristici che erano precedentemente commercializzati sul libero mercato. Tale direttiva richiede che per tutte le preparazioni di erbe si debba passare attraverso le stesse procedure dei farmaci. Non importa se un’erba è stata liberamente utilizzata per millenni. I costi di queste – nuove – procedure sono ampiamente superiori a quelli affrontabili dalla maggior parte dei produttori – esclusa ovviamente le grandi industrie farmaceutica ed agroalimentare. Indicativamente si parla di costi fra i 100.000 ed i 150.000 € per erba; se poi si tratta di un composto, ogni erba deve essere trattata separatamente. Non avrà importanza se un’erba è stata usata con sicurezza ed efficacia per migliaia di anni: dovrà essere trattata come fosse un nuovo farmaco di laboratorio. Ovviamente, le erbe non sono farmaci di laboratorio, ma preparati ottenuti da fonti biologiche che non sono necessariamente purificate – perché la cosa potrebbe modificarne natura ed efficacia – così come avviene per gli alimenti. Trattarle come prodotti di sintesi è distorcere la loro natura e la natura delle erbe medicinali”.

Appare evidente quello che è il doppio obiettivo palesato da questa ennesima legge che ci pioverà addosso dall’alto di un organo sovranazionale e contro la cui impopolarità non avremo mezzi per opporci: incentivare la produzione industriale a discapito del piccolo commerciante e gettare l’uomo in una dimensione di artificialità in cui non sarà più contemplato alcun rapporto con la natura, a meno che non sia posto su basi di sfruttamento e prevaricazione. La prospettiva del mondo del commercio è ancora più desolante di come oggi si presenta: le piccole attività a conduzione famigliare vertono all’estinzione, fagocitate dal sempre più incessante incremento di negozi in franchising di grandi aziende (le uniche che potranno caricarsi delle spese necessarie per affrontare la procedura di preparazione dei propri prodotti) e che trovano la loro collocazione “naturale” all’interno di quegli enormi centri commerciali che stanno nascendo come velenosi funghi che contaminano l’animo umano. Dobbiamo apprestarci a vivere un futuro prossimo in cui la somministrazione di una naturalissima tisana sarà un ricordo del passato? Prima che ciò avvenga, sarà il caso di gettare quel che ci rimane di qualche erba corrosiva negli ingranaggi del sistema…

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