In nome della lotta al terrore…

Mentre in Italia stuoli di presunti paladini della libera informazione insorgono contro il governo Berlusconi, reo – tra le tante accuse imputategli – di voler “imbavagliare” la stampa attraverso leggi inique, il Parlamento Europeo approvava giusto lo scorso luglio un’importante decisione di cui per mesi si è discusso, in modo anche energico, senza che alcun organo di stampa nostrano ritenesse interessante renderne notizia. Con 484 voti a favore, 109 contrari e 12 astenuti veniva così approvato l’accordo SWIFT. Suono singolare e soprattutto nuovo per le orecchie di quanti sono stati tenuti all’oscuro di questo ennesimo abuso perpetrato a noi cittadini europei, in nome di quella chimera insormontabile – abilmente strumentalizzata per perseguire le finalità di sempre: egemonia ed imperialismo – che lo zio Sam chiama lotta al terrorismo e per la cui missione sacrifica ogni diritto democratico di cui si ammanta tronfio brandendo la propria costituzione. L’accordo prevede innanzitutto uno scambio unilaterale di informazioni concernenti movimenti finanziari di cittadini europei alle banche dati dei servizi segreti statunitensi, laddove le normative sulla privacy sono molto più deboli di quelle europee, e potranno rimanere a disposizione degli organi competenti la bellezza di cinque anni. Agli Stati Uniti è inoltre concesso un ulteriore privilegio al cospetto della sovranità nazionale dei paesi europei: nell’atto di formulare richiesta ai paesi UE, non dovranno comunicare i motivi che li avranno indotti a sospettare. L’azienda di comunicazioni che gestirà questa cessione di informazioni è la multinazionale belga SWIFT (da cui l’accordo prende il nome); essa avrà quindi un compito piuttosto delicato, ma sembra che si limiterà ad adempierlo in modo inopinatamente grossolano: infatti, l’azienda non si dovrà preoccupare di passare informazioni precise e mirate su quei cittadini che i servizi segreti d’oltreoceano segnaleranno come sospetti, bensì invierà dei veri e propri pacchetti di informazioni suddivisi geograficamente. Per esempio, se gli verrà segnalato un sospettato che vive in una città X d’Europa, l’azienda potrà trasmettere un blocco di dati comprendente tutti i nomi e i movimenti finanziari verso paesi extra-europei effettuati dai cittadini della città X in questione. L’unica concessione che l’UE è riuscita a strappare agli Stati Uniti dopo mesi di serrato confronto (in particolare con un’inflessibile Hilary Clinton, segretario di stato USA che in prima persona si è adoperata affinchè questo accordo/abuso andasse a buon fine) è stato il conferimento per cui a vigilare sul trasferimento di dati sarà l’Europol. Magrissima consolazione, dato che l’Europol è un organo di polizia che non ha competenze giuridiche, ergo non ci concede garanzia alcuna in tal senso. Ciò di cui certo non ci stupiamo, ma che vogliamo evidenziare per ribadire, una volta di più, la malafede e l’inutilità dei media italiani è il fatto che questa notizia di interesse preminente circa la nostra vita privata sia stata colpevolmente sottaciuta. Gli stessi media così puntuali e severi, al contrario, nel farsi interpreti di denunce pubbliche (talvolta volgari, talvolta risibili, quasi sempre insignificanti ai fini della corretta informazione e della salvaguardia dell’interesse dei cittadini) quando da salvaguardare invece ci sono gli interessi di scuderia dei loro padroni, dando vita a quelle stucchevoli e sterili battaglie di campanile che tanto, ahinoi, appassionano gli animi di numerosi ingenui che ancora si affidano a quella canea di urlatori che affolla i palazzi romani della politica. A chi giova questa situazione stagnante, rozza e imbarazzante in cui annega l’opinione pubblica del nostro paese se non agli statunitensi, liberi così di poter esercitare la propria ingerenza su di un organo, il Parlamento Europeo, che ci hanno raccontato essere garanzia di sovranità e di rinnovata coesione tra i popoli del Vecchio Continente? Eternamente condannati a guardare il dito e non la luna a causa di una stampa partigiana che si conferma utile strumento dell’ingerente yankee (non a caso importante socio d’affari di quelle famiglie di industriali che detengono le quote dei maggiori organi di stampa di tutto il continente), lasciamo che vengano calpestate le nostre più basilari libertà. E se qualche timida voce di dissenso verso questa sopraffazione prova ad alzarsi, inaspettatamente, tra le docili masse che popolano i paesi dell’UE? Presto detto! Gli Stati Uniti posseggono quell’arma tanto subdola quanto efficace che ha la capacità di mettere a tacere sul nascere ogni tentativo di contestazione da parte di chicchessia. In cosa consiste quest’arma letale se non nel giustificare qualsiasi sopruso, qualsiasi trasgressione del diritto col fine supremo della lotta al terrorismo? Del resto, da quell’undici settembre 2001 la vita dei cittadini di tutto il pianeta, senza distinzione tra gli abitanti dei paesi cosiddetti progrediti e gli abitanti del cosiddetto terzo mondo, è ineluttabilmente cambiata. Gli attentati alle Torri Gemelle hanno rappresentato un punto di rottura col vecchio mondo, consentendo agli Stati Uniti di scavare una breccia profonda che li conduce verso i propri obiettivi egemonici senza intralci. E’ in nome della lotta al terrorismo che oggi si accetta che ogni tipo di misura lesiva nei confronti dei diritti dei cittadini venga legittimata; è sempre in nome della lotta al terrorismo che abbiamo assistito in questi nove anni – e che assistiamo tutt’ora, affatto ottimisti che la situazione possa migliorare! – a sanguinose guerre perpetrate dagli USA nei paesi considerati, a loro arbitraria discrezione e senza la necessità di comprovarlo, culle di terrore. Le immagini di quelle torri cadenti che turbarono il mondo hanno rappresentato il viatico per consolidare ed estendere il dominio americano sul pianeta, mediante nuove e sempre più ristagnanti guerre e mediante nuove e sempre più invasive ingerenze nei confronti degli stati considerati alleati. E’ così che anche noi Europei, un tempo detentori di finissime intelligenze e diffusori di civiltà, ci siamo lasciati persuadere dall’inganno atlantico, finendo per abdicare la nostra reale identità europea in cambio di una fasulla appartenenza ad un concetto finto, costruito artatamente: l’occidente. Nella nostra amata Europa, tempio ancestrale della filosofia e della ragione, si assiste ad un umiliante declassamento di cervelli: meccaniche, scellerate, inutili, esasperanti misure restrittive regnano sovrane all’interno dei nostri aeroporti, laddove lo Zio Sam ha imposto ed importato, in ultimo, anche lo strumento – quantomai abietto per la sua invadenza! – del cosiddetto body scanner. Su questa medesima breccia passa dunque tutto quell’indelicato blocco di misure che consentono ai servizi segreti di ficcare il naso nelle nostre faccende private, violando la nostra individualità. Quest’ultimo accordo denominato SWIFT non fa altro che concedere agli Stati Uniti di esercitare operazioni di spionaggio nei nostri confronti in totale libertà, utilizzando i nostri dati a loro discrezione. Sì, certo, la guerra al terrorismo… Ma intanto non v’è alcun vincolo che prevede che i dati dovranno essere utilizzati ai soli scopi militari e/o politici. E’ così che il paese per eccellenza del libero mercato potrà consegnare i nostri dati ad imprese commerciali, così da alimentare quella perversa logica che si cela dietro la solenne frase war of terror ma che risponde a ben più concrete esigenze di business.
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