Il “grande orecchio” israeliano spia il mondo dal deserto del Neghev

Parabole, alta tecnologia e agenti che parlano tutte le lingue per un sistema forse più potente di quelli della Cia

 

TEL AVIV (6 settembre) – Possono leggere il testo di questo articolo mentre passa dal mio computer a quello del Messaggero. Possono ascoltare le conversazioni tra l’autore e il giornale. Basta una parola, come Urim – “luci” in ebraico – per mettere in guardia gli agenti che a turno vigilano su milioni di conversazioni e scambi di email alla ricerca di parole chiave. Nella Bibbia, gli urim, luci messe in sequenza, indicano per i sacerdoti la “via”.

Circondato dai campi di Kibbutz Urim, nel Negev occidentale, un ricercatore neozelandese ha scoperto una delle più importanti basi d’ascolto del mondo. Qui, le “luci”, una sfilza di trenta antenne e parabole satellitari di grandezze diverse, consentono all’Intelligence militare di Tel Aviv e al Mossad di ascoltare conversazioni telefoniche e leggere email di «governi, organizzazioni internazionali, società straniere, gruppi politici e individui». Nemmeno i cavi sottomarini che collegano l’Europa al Medio Oriente, in particolare quello che parte dalla Sicilia, hanno segreti per gli addetti all’ascolto. Conoscono alla perfezione le lingue di mezzo mondo.

E’ da Urim che l’Intelligence militare israeliano ha potuto seguire ogni movimento e ogni conversazione a bordo delle navi della flotilla di militanti filo-palestinesi e pacifisti diretta a Gaza e assaltata in alto mare. E’ da qui che ascoltano i colloqui tra il presidente palestinese e i suoi collaboratori. Da qui, che grazie alle parabole e a strumenti d’alta tecnologia sparsi dagli agenti del Mossad anche in Europa (esperti vicini ai servizi segreti italiani, parlano di programmi inseriti di segreto nei computer delle compagnie telefoniche), sono spesso in grado di conoscere in anticipo le mosse dei loro nemici. E anche degli amici. Perché oltre alle questioni politiche e militari, chi si occupa di “intelligence”, da sempre filtra l’etere anche alla ricerca di segreti industriali e finanziari.

Il neozelandese Nick Hager è autore di un libro, pubblicato nel 1996 sul ruolo del suo Paese – allo sprofondo nel Pacifico – insieme con Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Canada, nella raccolta di “intelligence”. Il sistema Echelon. Ora ha individuato ciò che ritiene sia uno dei centri d’ascolto più grandi del mondo. Forse è anche più potente, scrive, del sistema globale della Cia e dei servizi segreti britannici. Immagini satellitari su Google, spiega in un articolo pubblicato da Le Monde Diplomatique e ripreso con risalto dal quotidiano Haaretz di Tel Aviv, consentono di vedere le sagome delle parabole. Cani da guardia e agenti armati perlustrano in continuazione il perimetro della base a sud di Bersheva e che dista poche decine di chilometri dalla centrale nucleare di Dimona.

Nel suo racconto, Hager cita un ex-militare il cui compito era di seguire le conversazioni in inglese e francese. Faceva parte della batteria di addetti al monitoraggio dei telefoni. I computer della base, gestita in parte dall’ultra segreta “Unità 8200”, sono programmati per individuare il traffico da e per particolari numeri telefonici; a seguire determinate frequente radio; a segnalare parole o combinazioni di parole chiave, come bomba, pacco etc.

Tra i successi noti dell’“Unità 8200” e di Urim, l’intercettazione di una conversazione tra l’allora presidente Nasser e re Hussein di Giordania, il primo giorno della guerra del sei giorni nel 1967. E il colloquio tra Arafat e il gruppo di terroristi che assaltarono l’Achille Lauro nel 1985.

Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=117681&sez=HOME_NELMONDO

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