Un voto da “italietta” al Consiglio ONU

E’ di questi ultimissimi giorni la notizia, proveniente dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU, dell’approvazione del cosiddetto rapporto Goldstone. In sintesi, l’ONU deve trasferire la competenza sui crimini compiuti da Israele (ed anche da Hamas), durante l’operazione Piombo Fuso, al vaglio della Corte Criminale Internazionale dell’Aja. Dovremmo dunque vedere le parti in causa sedersi sul banco degli imputati per difendersi dall’accusa di crimini contro l’umanità, salvo riescano a portare a termine inchieste indipendenti atte a far luce sulle accuse rivoltegli. Per inciso, l’evento ha una rilevanza puramente simbolica; si sancisce l’illegittimità dell’uso sproporzionato di forza da parte dei militari sionisti nel condurre la propria campagna bellica su Gaza, ma ciò presumibilmente non si tradurrà mai in sanzione penale. Ricordiamo che tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU ci sono gli Stati Uniti che, potendo esercitare il proprio veto in merito alla possibilità di cedere la competenza ai giudici internazionali siti al tribunale militare dell’Aja, consentiranno ai capi del governo e allo Stato Maggiore dell’esercito israeliano di non correre alcun rischio in tal senso. Dunque, gli esiti del voto di due giorni fa concedono al popolo palestinese, se non di veder puniti i crimini perpetrati ai suoi danni, quantomeno una speranza, l’ennesima di una lunga lista storica che, di fronte alla collera e alla spavalderia sionista, si sono sempre rivelate vane. Stavolta la speranza risiede nel vedere riconosciuta in ambito internazionale l’efferatezza di Israele, così che l’indignazione, e magari anche l’intervento diretto, possano un domani prevenire la ripetizione di uno scempio simile a Piombo Fuso. Del resto, l’esito del voto ha sancito in modo inconfutabile la posizione di condanna del Consiglio ONU all’indirizzo di Israele. Sui 47 votanti, ben 25 paesi hanno espresso il proprio favore alla Risoluzione Goldstone, 11 paesi hanno preferito non compromettersi rispetto al sionismo e si sono astenuti dal votare, mentre contrariamente si sono espressi una gamma di pochi paesi composta da due storici e imperscrutabili alleati d’Israele (USA ed Olanda) e da qualche nazioncina dal peso internazionale irrilevante, evidentemente costretta a non poter fare altrimenti dal mostrarsi serva al cospetto di Israele, tale da rendersi cieca rispetto ad una ferocia come quella manifestata dalle truppe sioniste a Gaza mesi orsono. Quali le nazioncine in questione? L’Ucraina dei rivoluzionari arancioni spalleggiati dagli USA e pagati dall’alta finanza, l’Ungheria che ultimamente aveva chiesto al proprio parlamento di approvare una legge contro il revisionismo storico, la Slovacchia e… l’Italia. Sì, proprio così. L’Italia, che negli ultimi tempi sembra aver intenzione di smentire una storia che la vuole dal 1945 assoggettata all’imperialismo americano e in stato di sudditanza rispetto al sionismo, non ha saputo esimersi da un gesto alquanto disgustoso. Ha forse preferito evitare di tener fede ad una linea (quella che porta fino a Mosca ed indica nel Cremlino un propulsore di nuove alleanze euroasiatiche) che recentemente sembra averle concesso un po’ di sovranità, al fine di evitare un ulteriore affondo da parte occidentale ai danni del governo ed in particolare del Presidente Berlusconi? D’altronde, che l’immagine del Berlusca sia ormai compromessa in occidente è fatto appurato, che i tentativi di muovergli contro utilizzino a pretesto basse vicende da gossip è altrettanto evidente. Inoltre, più di qualcuno tra i suoi detrattori allude a paragoni tra l’attuale premier e Craxi, altro “politico canaglia” inviso da USA ed Israele, dunque scomodo e così gettato in pasto all’opinione pubblica e defenestrato dai palazzi del potere per mezzo dello scandalo tangentopoli. Le condanne dei magistrati servirono all’epoca, prima di tutto a condannarlo al cospetto della legge italiana, in secondo luogo ad epurarlo costringendolo alla latitanza in Tunisia, in un paese facente parte di quella cerchia con cui sempre Craxi mantenne buoni rapporti, i paesi arabi. Ebbene, questa sua amicizia fu giudicata politicamente scorretta da USA ed Israele e probabilmente fu uno dei maggiori motivi che gli valsero l’esilio perenne dall’Italia. Un eventuale voto favorevole al rapporto Goldstone avrebbe dato l’assist ai detrattori di Berlusconi di avanzare con maggior riscontro il paragone con Craxi, di lederne l’immagine e, forse, di avanzare con più veemenza quel processo che tende ad un obiettivo preciso: far cadere il governo ed invitare Berlusconi ad abbandonare, stavolta definitivamente, l’impegno politico. Una scelta dettata quindi dall’esigenza di auto salvaguardarsi da parte del governo, un gesto che viene definito in gergo, di realpolitik. Immaginiamo, non senza un po’ di malizia, che l’eventualità, seppur remota, di vedere terminata la sua altisonante carriera politica e, peggio ancora, di finire esiliato in una landa nei pressi del deserto, lontano dai palcoscenici nazionali a lui tanto cari, abbia indotto il Berlusca ed il governo tutto ad una scelta saggiamente ponderata. Avremmo sperato in un voto favorevole, così come ha fatto la Russia di Putin. Senz’altro quest’ennesima intesa Russia-Italia avrebbe fatto inorridire i vari animi pii che in patria contestano a Berlusconi l’alleanza con la despotica ed antidemocratica Mosca (tanto antidemocratica – vorremmo far notare a certi zelanti esegeti – da aver riconosciuto l’efferatezza di Israele, al contrario di quanto fatto dagli USA del premio nobel per la pace Obama…), avrebbe fatto infuriare le lobby straniere che da mesi stanno seguendo, non senza preoccupazione, questo nuovo scenario di politica estera dell’Italia, ma avrebbe lasciato un lumino di speranza ancora un po’ più acceso in chi si auspica un riscatto nazionale.

Ma forse è meglio scendere da certi voli pindarici così carichi di speranza; avremmo chiesto troppo al governo. Saremmo stati degli illusi, abbiamo pur sempre a che fare con un ambiente, quello politico, che si fonda sulla logica del compromesso e dunque nulla deve stupirci. Un forte colpo al cerchio ha avuto una fin troppa eco e si è ritenuto necessario compensare con un colpo alla botte. Probabilmente inutile a salvaguardare Berlusconi da attacchi mediatici orchestrati strumentalmente, ma finalizzato a non accelerarne il tonfo e…

…qualche coercitivo bagno al mare.

 

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