Haider, un anno fa…

L’11 ottobre di un anno fa, a scuotere l’intorpidimento di un sabato mattina autunnale come tanti, grigio e pigro, una notizia imprevista e drammatica: il cinquantottenne leader politico austriaco Jörg Haider ha perso la vita a causa di un terribile incidente stradale occorso all’alba in una strada della Carinzia mentre era a bordo della sua automobile. Era solo, senza la folta truppa di scorta che siamo abituati ad associare invece a quelle celebrità politiche rappresentanti di un effimero potere. Era di ritorno da una festa in discoteca e stava raggiungendo l’abitazione di famiglia per festeggiare il novantesimo compleanno di sua madre. Il canonico stupore che accompagna la morte improvvisa di un personaggio pubblico caratterizza, tra gli organi di informazione, le ore immediatamente successive al primo lancio di agenzia. Solito, prevedibilissimo valzer di dichiarazioni di circostanza fa da contorno al propagarsi della notizia: ipocriti commenti di commiato giungono puntuali dai più disparati rappresentanti politici, compresi coloro i quali si contraddistinsero per la velenosa avversione manifestata nei riguardi del leader del BZO (Alleanza per il Futuro dell’Austria) quando egli era in vita, reo di animare temute reminiscenze del passato e dunque accusato di neonazismo. Durante i giorni che separano il tragico evento al funerale, la foto agghiacciante della sua autovettura distrutta dall’impatto mortale e le immagini del carismatico Haider in veste di popolare e persuasivo capo del suo partito si introducono massicciamente nei notiziari televisivi italiani come mai era più accaduto da quel dicembre del 2000, quando la sua visita al Papa provocò costernazione da parte della solita intellighenzia rossa servitrice dei poteri forti (dai cui imput iniziali, datati 1991 a seguito di alcuni suoi apprezzamenti alle politiche sociali del Terzo Reich, nacque la campagna anti-Haider che provocò l’interruzione del suo mandato come Governatore della Carinzia) ed agitò conseguentemente centinaia di antifascisti che si esibirono in libero sfogo per le strade di Roma. Ma l’informazione, quasi dovesse gestire uno scomodo fardello, sembra volersi sbarazzare in modo sbrigativo di questa notizia, tanto è approssimativo e privo di un minimo di indagine giornalistica il modo in cui presenta all’opinione pubblica un evento mortale accaduto in modo rocambolesco ad un importante leader politico europeo. Le immagini del solenne raccoglimento dei tantissimi sostenitori di Haider intorno al luogo dell’incidente e del commosso funerale a cui dignitosamente partecipano interminabili file d’austriaci sembrano essere l’ultima puntata televisiva dello spettacolo di cui si nutre la curiosità umana. I media di massa, in ottemperanza a superficiali risposte delle autorità austriache in merito ai rilievi effettuati, ne hanno decretato il punto… Il populista Haider, incubo ricorrente dei sonni democratici dell’Europa contemporanea, è spirato recitando l’ultimo atto di una controversa vita piena d’ambiguità: uscito da un locale per omosessuali, si è schiantato con la sua autovettura contro un albero a causa dell’altissima quantità di alcol ingerito poco prima. Eppure, dopo qualche giorno di silenzio, un colpo di scena riapre la vicenda e lo fa gettando ombre su un accaduto, soltanto superficialmente descrittoci: Claudia, la moglie di Haider, blocca la cremazione per fare chiarezza sulle cause del decesso. La famiglia diffida del risultato dell’autopsia ufficiale e vuole eseguire ulteriori analisi. La salma di Haider sarebbe viene portata in Italia per nuovi controlli. La versione ufficiale della dinamica dell’incidente inizia così a vacillare e le perplessità trovano sempre più riscontri: diversi sono i punti interrogativi che costellano le ultime ore di vita di Haider e che emergono timidamente ad uno ad uno. La prima scossa alla versione ufficiale dell’accaduto giunge dagli uffici della casa automobilistica tedesca Volkswagen, macchina guidata da Haider al momento dell’incidente. I tecnici sostengono decisi che il motore di quel modello d’auto avrebbe dovuto senz’altro superare un impatto di quel tipo ed inoltre, un virgolettato del portavoce Peter Thul: "C’è bisogno della chiave per poter manipolare l’impianto elettrico, così qualcuno in un garage potrebbe averlo manomesso". Ed ancora, ad infittire la vicenda, le dichiarazioni dell’ex Ministro della Giustizia austriaco Dieter Boehmdorfer, amico di Haider: "Il suo rapporto con l’alcol era tale, che per intere serate non beveva nulla. In tutta la mia vita, lo conosco dal 1969, non l’ho mai visto ubriaco anche solo un poco". A conferma di ciò, intervengono pubblicamente anche una sua ex guardia del corpo e i famigliari di Haider, che ne ricordano il salutismo incallito e l’estrema scrupolosità che mai lo avrebbe potuto indurre a correre il rischio di farsi beccare ubriaco, rovinandosi l’immagine. Gli stessi famigliari, giorni dopo, decidono di denunciare il procuratore incaricato dell’inchiesta poiché ha disposto di portare il cadavere fuori dalla Carinzia, privando loro per i primi quattro giorni della consueta visita. Qualcuno inizia a sospettare di una manomissione della salma per alterarne i valori sanguigni. Altri ancora, esperti di perizie, di una manomissione dell’autovettura, facendo notare l’assenza di alcuni bulloni delle ruote e delle portiere, oltre ad uno strano buco circolare sul tettuccio ed alla insolita modalità di distruzione di alcuni pezzi della macchina (gomme espulse dai cerchioni, entrambe le portiere anteriori cacciate ad una decina di metri di distanza dall’auto…). Che dire poi di quel goffo tentativo di dimostrare lo stato sbronzo di Haider da parte dei media tedeschi, i quali divulgano una registrazione telefonica poco precedente all’incidente in cui la sua voce viene digitalmente alterata al fine di renderla tale da far pensare ad un ubriaco. E’ così che il sopraggiungere di certe perplessità stimola una più attenta ricostruzione degli avvenimenti che hanno preceduto l’incidente, dai quali scaturisce la presenza di diverse falle, inesattezze ed incongruenze tra testimonianze. Scompare nel nulla anche la presunta testimone che avrebbe assistito all’incidente, di cui non viene per altro mai resa nota l’identità. Nell’aprile scorso, le autorità giuridiche austriache tentano invece, prive d’ogni minimo riguardo nei confronti di un leader politico della caratura di Haider, di un Governatore di una regione come la Carinzia, di far scomparire ogni dubbio sulla sua morte, riconciliandosi idealmente con quei pezzi giornalistici che nelle ore subito successive all’incidente avevano insistito sulla causa accidentale senza un minimo di indagine: Haider è morto per alcol e velocità. Questione chiusa. Non viene neanche ritenuto opportuno rispondere ai molti interrogativi sorti intorno alla vicenda. Il destino ci ha dunque strappato un carismatico leader, da sempre inviso alle lobbies di potere per la sua straordinaria capacità di ottenere consensi, nonostante le campagne diffamatorie (colme di inutili calunnie sui suoi gusti sessuali e sulle azioni politiche anti-ebraiche di suo padre) ordite contro di lui per via delle sua affinità coi capi che animarono i cuori dei popoli europei nel ‘900 e che l’attuale sistema liberista demolì muovendogli contro una guerra mondiale. Ci ha lasciati pochi mesi dopo l’ultimo trionfo, conseguito alle elezioni federali, che lo aveva riportato a recitare un ruolo importante come ago della bilancia nella politica austriaca. Questo, dopo un periodo di leggera involuzione seguita agli anni d’oro in cui il suo nome provocava frecciate al vetriolo dei poteri forti ed ebete disgusto tra i benpensanti. Non dubitiamo che l’Europa sappia riconoscere i suoi figli sani, uomini ritti che si stagliano sopra il chiasso effimero di masse omologate ed ingiuriose; che la sua natura ne accolga lo spirito una volta deceduti. Chissà, forse la verità su quanto accadutogli è segretamente custodita nelle verdi viscere dei boschi della sua amata Carinzia e solo il linguaggio esoterico degli alti arbusti che tappezzano fitti le alture magicamente specchiate su immensi laghi può comunicarci se ad uccidere Haider sia stato un complotto dei cinici burattinai della storia.

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