11/09: Il Circo Massimo della retorica

Inaugurato ieri in un’area di fronte al Circo Massimo, in uno dei tanti siti storici della nostra urbe, un piccolo complesso monumentale a ricordo dell’11 settembre 2001, del crollo delle Twin Towers a New York. Due colonne romane, appartenenti alla fontana della Curia Innocenziana, site un tempo a Montecitorio, rimarranno ad imperitura memoria. Per l’occasione, a presenziare vi era un nutrito coacervo politico ed istituzionale, tra cui, come portavoce della Camera dei rappresentanti degli USA, Nancy Pelosi, che così ha evidenziato la sua presenza all’evento: “Anche se gli Stati Uniti furono il bersaglio dell’attacco, si trattò di un’aggressione globale, contro i nostri valori. I valori che Italia e Stati Uniti condividono”. Per la cronaca, vorremmo rammentare con orgoglio che i cosiddetti valori di cui ama fregiarsi la retorica yankee trovano sentita riluttanza laddove il più genuino spirito italico trova manifestazione. I valori che vengono storicamente esportati attraverso le “bombe democratiche” dispensate per cause pretestuose ed i lavaggi di cervello applicati tramite incessanti campagne pubblicitarie non trovano alcun riscontro tra le pagine delle storie patrie, radicate intorno ad ancestrali concetti di cultura e tradizioni. Ai piedi delle due colonne presenzia una targa che riporta questa frase del filosofo George Santayana: “Coloro i quali non sanno ricordare il passato, sono condannati a ripeterlo”. Ebbene, mai frase, alla luce dei dati che seguono, risulta essere più coerente con la realtà storica americana:

 

U.S.S. MAINE, LUSITANIA, PEARL HARBOUR, GOLFO DEL TONCHINO:
UN VIZIO CHE VIENE DA LONTANO

La Costituzione americana proibisce espressamente che gli Stati Uniti
dichiarino guerra ad una qualunque altra nazione, a meno di esserne
attaccati per primi. Da qui la necessità, nel corso della storia, di
"inventarsi" una valida motivazione (per ottenere l’approvazione del
Parlamento, ogni volta che abbiano ritenuto necessario partecipare a
guerre già in corso, o iniziarne di nuove.

Guerra con la Spagna e affondamento della U.S.S. Maine

La storia degli Stati Uniti come potenza planetaria comincia alla fine
del 19 secolo, con la breve ma importante guerra ispano-americana del
1898, nella quale gli Stati Uniti tolsero alla Spagna il controllo su
Cuba e Portorico nell’Atlantico, e su Guam e Filippine nel Pacifico.
Questa fu fornita da una provvidenziale esplosione a bordo
dell’incrociatore U.S.S. Maine, ancorato al largo di Cuba, che affondò
portando con sè piu di duecento marinai americani.
La sconfitta fu così completa e devastante, Roosevelt approfittò della
vittoriosa campagna di guerra per farsi fotografare in tutte le pose
in sella al suo cavallo preferito, riuscendo così a conquistarsi –
grazie alla complicità degli "yellow papers" di Pulitzer (i tabloid
dell’epoca) – un notorietà sufficiente a vincere con facilità le
presidenziali dell’anno seguente.
Nel 1987, una commissione d’inchiesta americana avrebbe riconosciuto
che gli spagnoli non ebbero alcuna responsabilità nell’attentato, ma
che l’esplosione del Maine sarebbe avvenuta "a causa di esplosivi
stivati troppo vicino alle caldaie". Una spiegazione ridicola,
naturalmente (quale capitano stiverebbe mai gli esplosivi "vicino alla
caldaia"?), ed un modo tanto ipocrita quanto tardivo per chiedere
scusa alla Spagna – e alla Storia – senza dover ammettere apertamente
la propria colpa.

Lusitania e I Guerra Mondiale

Fu sempre l’affondamento di una nave, il Lusitania, a dare agli Stati
Uniti la motivazione per entrare in guerra al fianco di Francia e
Inghilterra, nel 1915. La nave, che batteva bandiera britannica,
viaggiava da New York a Liverpool con oltre mille e duecento
passeggeri, di cui 123 americani, e pare trasportasse anche un carico
di armamenti destinati all’Inghilterra. La nave fu silurata il 15
Maggio 1915 dagli U-Boat tedeschi al largo dell’Irlanda, e affondò in
soli 18 minuti,
senza che nessuno si salvasse.
Offri alla belva una preda abbastanza succulenta, e prima o poi cederà
alla tentazione di uscire dalla tana per acchiapparla.

Pearl Harbour e II Guerra Mondiale

Esistono sospetti ancora maggiori che la stessa identica procedura sia
stata usata anche con i giapponesi, nel caso di Pearl Harbour. Non
dimentichiamo infatti che per noi "Seconda Guerra Mondiale" significa
soprattutto Hitler e Mussolini, V2 e Linea Gotica, ma per gli
americani e per il giapponesi era in gioco semplicemente il controllo
di tutto il Pacifico.
In una situazione di tensione sempre crescente, gli americani non
trovarono di meglio che "dimenticarsi" l’intera flotta ancorata nel
Golfo di Pearl Harbour (Hawaii, territorio USA) in una
vulnerabilissima "posizione di riposo", con le navi allineate in fila
indiana, e addirittura accoppiate a due alla volta, cioè nella
assoluta impossibilità di togliersi velocemente da quella posizione.
Per i giapponesi la tentazione di un "controfilotto" con il quale
distruggere metà della flotta americana nel Pacifico deve essere stata
irresistibile, e così il mattino del 7 Dicembre 1941, mentre si
mettevano in movimento aerei, navi d’appoggio e sommergibili,
l’ambasciata giapponese a Washington consegnava al governo americano
una formale dichiarazione di guerra.
Ci sarebbe stato ancora tutto il tempo per avvisare Pearl Harbour, e
mettere gli uomini – che stavano beatamente prendendo il sole sulla
tolda delle navi – almeno in stato di allerta.
Ma sfortuna volle che proprio quel mattino "l’unico traduttore
ufficiale dal giapponese fosse introvabile", e si persero così minuti
preziosi per avvisare la flotta americana dell’avvenuta entrata in
guerra. (Sarà davvero necessario consultare un traduttore, per capire
che gli ambasciatori di una nazione ostile ti hanno appena dichiarato
guerra?)
Sia la sequenza incredibile di intoppi, sia il discorso indignato di
Roosevelt, che trascinò in poche ora la nazione in guerra, avrebbero
trovato dei riscontri particolarmente sconcertanti nei fatti
dell’undici settembre 2001, ovvero nella "nuova Pearl Harbour" tanto
auspicata dai neocons soltanto un un anno prima.

Golfo del Tonchino e Guerra del Viet-Nam

Fu sempre una nave americana, la U.S.S. Maddox, ad essere "presa di
mira da siluri vietnamiti", nel Golfo del Tonchino, provocando la
rapida escalation che portò Lindon Johnson, nel Luglio 1964, a
dichiarare apertamente guerra al Viet-Nam del Nord.
La lunga e tormentata guerra, che costò agli Stati Uniti circa 60.000
morti, si sarebbe rivelata la più grande sconfitta militare americana
mai subita nella storia.
L’allora ministro degli esteri, John McNamara, ha raccontato nel 2002
che nessun siluro vietnamita colpì mai la Maddox, nè altre navi
americane, nelle acque del Tonchino.

Guerra Afgana e Irakena

Il pretesto credo sia conosciuto da tutti 11 SETTEMBRE 2001

I servizi segreti sapevano ma si sono dimenticati di avvisare chi di
dovere.
Uno degli interrogativi più ingombranti sull’11 settembre è come il
sistema di sicurezza aerea più sofisticato del mondo possa essere
rimasto a guardare, mentre i dirottatori scorrazzavano liberi per
quasi due ore nei cieli più osservati, trafficati e protetti del
mondo.
La spiegazione ufficiale, definita anche "incompetence theory", o tesi
dell’incompetenza. sostiene che "non fosse prevista nessuna procedura
specifica per un attacco dall’interno, e quindi nessuno sapeva bene
cosa fare."

tratto da: http://www.luogocomune.net/site/modu…/precstor.html

 

…Evidentemente c’è un passato, che ricorre costantemente, che quella certa retorica di cui sopra intende rimuovere dalle memorie.

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