San Michele Arcangelo e l’Equinozio d’Autunno

San Michele è uno dei tre Arcangeli, insieme a Gabriele e Raffaele, menzionati nella Bibbia. E’ evidentemente una figura speciale, in quanto la stessa etimologia del nome richiama all’ebraico Mi – ka – El e significa "Chi come Dio?" – (quis ut Deus). Nell’Antico Testamento è citato per tre volte (Daniele 10/11/12/13, Zaccaria 1-2, Giuda 9) e ci viene presentato come il protettore del popolo di Dio e come il capo dell’esercito celeste. Nel Nuovo Testamento San Michele Arcangelo è citato da San Giovanni nell’Apocalisse. San Giovanni descrive la grande battaglia avvenuta in cielo tra gli angeli rimasti fedeli a Dio e gli angeli ribelli comandati da satana, il dragone rosso con sette teste e dieci corna. Il comandante degli angeli rimasti fedeli a Dio (che non combatte direttamente la battaglia) è Michael ovvero San Michele Arcangelo. Proprio in veste di guerriero a difesa della fede viene rappresentato come un angelo alato (con due ali) in armatura. Nelle mani spesso cinge una lancia nell’atto di infilzare il demonio quasi sempre rappresentato come un dragone.
Altre volte nella mano impugna una spada. In epoca paleocristiana e bizantina San Michele Arcangelo è rappresentato con l’abito nobiliare (il "loron") in uso alla corte di Bisanzio ed era considerato il medico delle infermità degli uomini in cielo. San Michele Arcangelo ha una terza rappresentazione iconografica come "pesatore di anime", perciò in alcune delle sue rappresentazioni specie rinascimentali, oltre alla spada, San Michele Arcangelo porta in mano una bilancia.
Alla fine dei tempi i "Giusti" attraverseranno il "ponte del capello" per arrivare davanti a San Michele Arcangelo che peserà le loro anime. La simbologia di questo importante Arcangelo ha rivestito nel corso dei secoli notevole importanza storica, tale da farne talvolta un elemento fondamentale che dal cielo si proietta sulle vicende umane. In tal senso possiamo ricordare alcune delle sue apparizioni che mossero d’impeto e fanatica fede Giovanna d’Arco nelle sue incredibili gesta belliche , il re longobardo Aginulfo nella sua conversione al cattolicesimo che sancì il definitivo e sospirato punto d’incontro tra i longobardi e la cultura italiana, Corneliu Zelea Codreanu nella sua e dei suoi legionari stoica lotta per il riscatto della patria romena. La sua festa cristiana si celebra il 29 settembre e la sua figura è legata in astrologia all’equinozio d’autunno (23 settembre), uno dei quattro momenti dell’anno detti cardinali, quello che sancisce l’inizio dell’autunno e che, come tutti gli avvenimenti astrali, ha un forte valore simbolico. Il sole entra nel segno della Bilancia, dando così inizio a un nuovo ciclo.
I frutti cadono dagli alberi, abbandonano i loro involucri, mentre i semi vengono selezionati per essere consumati o conservati; più tardi essi saranno piantati nella terra affinché il ciclo ricominci. Ma questo lavoro di separazione, di cernita che si fa in natura non riguarda unicamente la vegetazione: esso concerne anche l’essere umano. Come il frutto si separa dall’albero e il seme dal frutto, l’anima si separa dal corpo. Il corpo corrisponde all’involucro e l’anima al seme che viene seminato in alto, in Cielo. Il giorno in cui sarà maturo, il frutto che è l’uomo non dovrà cadere in terra come il seme di una pianta, ma volarsene verso il Cielo. Avviene dunque un processo di separazione che si realizza in tutta la natura per preparare la nuova vita. Come l’Arcangelo Michele – nella fine dei tempi di cui prima – viene a separare l’anima dal corpo, così si lascia morire in sé una materia per liberare la vita. La separazione è una legge della vita. Questo l’insegnamento dell’Arcangelo Michele: la selezione, il discernimento, il separere il
 puro dall’impuro, l’utile dall’inutile, il nocivo dal salutare, la cosa morta da quella viva. Le forze presiedute dall’Arcangelo Michele sono forze di equilibrio, di giustizia, quindi di discernimento tra il buono e il cattivo in vista di liberare ciò che è bene e di trasformare ciò che è male. Ma il bene e il male sono così strettamente uniti che non li si può separare prematuramente senza provocare lacerazioni. L’arte di separare i contrari è la più difficile che ci sia. Non è facile separare la noce dal suo mallo, ma la natura sa come farlo: essa lascia maturare il frutto, il mallo si apre da solo e la noce si libera. Lo stesso dicasi per il bimbo nel ventre di sua madre: esso è strettamente collegato alla madre e non lo si può strappare prematuramente, altrimenti sarebbe la morte per entrambi. Se invece si aspetta, il frutto giunge a maturazione e, a quel punto si può recidere il legame che univa la madre e il bambino. Questa separazione è il simbolo della maturità. Vi ricordate della parabola del Vangelo sulla zizzania e sul buon grano?

Il tempo della mietitura è quello in cui i frutti sono maturi. Bisogna quindi aspettare quel momento per separare il male dal bene, e tale separazione sarà operata dall’Arcangelo Michele.

 

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