…ma Emanuela Orlandi?

Una nazione non può dirsi
realmente libera allorquando il filo rosso che ne ripercorre la cronistoria
presenti delle macchie nere, di un nero fitto color mistero che risucchia a se
in un abisso di inquietanti aneddoti e di strane coincidenze la curiosità di
quanti abbiano intenzione di tentare di approfondire, recalcitranti all’idea di
doversi legare alla convenzione superficiale dei più: considerare la storia
come un processo chiaro e senza intoppi, lungi porsi interrogativo alcuno.
Tutte le misteriose vicende che caratterizzano la storia della Repubblica
Italiana sono contraddistinte innanzitutto da dolorosi fatti di sangue o di
scomparse, dall’enorme sofferenza di migliaia di innocenti costretti
all’improvviso a dover far fronte a vicende riguardanti i propri famigliari
inermi, vittime inconsapevoli di spaventosi quanto cinici ed oscuri giochi di
potere. Questo l’altissimo prezzo che i cittadini italiani si sono spesso visti
costretti a pagare a coloro che delle istituzioni democratiche si fanno
garanti, in cambio di una vacua libertà: quella caratterizzata dal consumismo
che impone la continua ricerca materiale di ciò che non è indispensabile e che
rende l’uomo schiavo del proprio egoismo individualista e lontano da ogni
dimensione comunitaria della vita. Capita quindi che a farne le spese, che a
venir ridotta a merce di scambio di questo sistema disgustoso sia una allegra
adolescente romana di appena quindici anni. Venticinque anni fa, precisamente
il 22 giugno del 1983, spariva in circostanze misteriose Emanuela Orlandi,
figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia. Come sempre
accade in certi casi, innumerevoli sono stati gli episodi atti a coinvolgere
fatti, persone e stati nazionali e ad alimentare sospetti o a creare confusione
ulteriore spargendo cortine di nubi su questo mistero già alquanto tortuoso.
Tentiamo di seguire un certo ordine e di focalizzare l’attenzione su alcuni
aneddoti definibili quantomeno strani: Il giorno della scomparsa Emanuela si
reca alla scuola di musica che frequentava a Piazza Sant’Apollinare e nello
stesso pomeriggio fa pervenire per l’ultima volta prima dell’inizio del mistero
la sua voce ai genitori. Verso le 19.00, dopo essere uscita anticipatamente
dalla lezione, telefona a casa riferendo alla sorella di aver avuto una
proposta di lavoro molto allettante da uno sconosciuto, ma la sorella le dice
di lasciar perdere. Dopodichè viene accompagnata da un’amica a Corso
Rinascimento, alla fermata autobus posta proprio sotto Palazzo Madama, ove
risiede il Senato. E’ qui che si registra l’ultimo avvistamento: avviene da
parte del vigile urbano in servizio sul posto quel pomeriggio che rivela di
averla vista dialogare con un uomo a bordo di una BMW nera che chiede allo
stesso vigile se può lasciare parcheggiata la propria auto sotto il Senato,
alla risposta negativa altri testimoni sostengono che l’uomo si allontana dal
posto con Emanuela a bordo dell’auto. A questo esiguo indizio seguono una
sequela di telefonate anonime a casa Orlandi più o meno attendibili, fin quando
il 5 luglio ne giunge una alla sala stampa del Vaticano: un uomo dallo spiccato
accento straniero (verrà appunto ribattezzato “l’Amerikano”) auspica
l’intervento del Papa al fine del rilascio di Emanuela Orlandi. Chiama in causa
l’attentatore del Papa Ali Agka chiedendone la scarcerazione entro il 20
luglio. Un’ora dopo, l’uomo chiama a casa Orlandi, fa ascoltare ai genitori un
nastro con una voce di ragazza, che sembra essere Emanuela. Ma la registrazione
potrebbe essere precedente alla scomparsa della ragazza. Successivamente
arrivano altre 15 chiamate dall’Amerikano, tutte provenienti da cabine
telefoniche. Il 20 novembre viene pubblicato anche un comunicato in cui i Lupi
Grigi, movimento politico turco di stampo nazionalista di cui fa parte Ali Agka,
dichiarano di avere tra le proprie mani in ostaggio sia Emanuela Orlandia sia
Mirella Gregori, altra quindicenne scomparsa nel maggio dello stesso anno a
Roma. Nazionalismo turco che da sempre pone la sua ostilità al cristianesimo;
nasce dal “padre della patria” turco Ataturk e dal suo movimento dei Giovani
Turchi, i quali erano legati alla massoneria e alle sette eretiche degli ebrei
marrani e sostenevano che il vero fedele doveva gettarsi a capofitto nel male
per oltrepassare le porte dell’impurità. Esoterismo, eresia, complotti, trame
oscure: un groviglio di inquietanti vie labirintiche che appaiono, almeno
superficialmente, non riguardare un’entità sacra qual è il Vaticano. Eppure,
dal Concilio Vaticano II (salutato favorevolmente dalle congreghe massoniche)
personaggi loschi evidentemente tutt’altro che pii fanno il loro ingresso nello
Stato della Città del Vaticano. L’identikit della voce dell’Amerikano sembra
infatti corrispondere alla figura di Paul Marcinkus, arcivescovo statunitense
designato sotto il pontificato di Paolo VI e collegato ad importanti scandali
finanziari che negli anni ’80 coinvolgono lo IOR (la banca del Vaticano) in
vicende avvolte nel mistero legate all’ascesa e al successivo fallimento del
Banco Ambrosiano Veneto, a Roberto Calvi, a Michele Sindona, a Licio Gelli e
alle logge massoniche. Così come vengono coinvolti i Lupi Grigi, un’altra
associazione criminale fa il suo ingresso nella scena: la Banda della Magliana, già
coinvolta in altri misteri italiani. Pare infatti che dalla descrizione che il
vigile che ha visto per l’ultima volta sotto il Senato Emanuela fa ai
Carabinieri si evinca che la persona della BMW nera possa essere un tale
Renatino, appartenente a questo gruppo e a quei tempi latitante. Tal Renatino
che è inspiegabilmente sepolto nella basilica di Sant’Apollinare e che, quando
viene arrestato nel 1984, altrettanto inspiegabilmente non viene confrontato
con l’identikit del vigile, nonostante gli stessi Carabinieri avessero colto la
notevole somiglianza, e mai verrà coinvolto nell’indagine. Nella trasmissione
RAI “Chi l’ha visto?” nel 2005 una telefonata anonima sentenzia: “Riguardo al
fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso, andate a vedere
chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare e del favore che
Renatino fece al cardinal Poletti, all’epoca”. Dalla stessa trasmissione più di
recente vengono alla luce altri anomali avvenimenti: per esempio che il padre
di Emanuela, a seguito delle dichiarazioni del vigile, si sarebbe recato in Senato
per avere il nastro con le registrazioni video del pomeriggio della scomparsa
dalla telecamera puntata su Corso Rinascimento. Guarda caso, gli sarebbe stato
risposto che proprio quel pomeriggio un singolare guasto momentaneo non avrebbe
permesso la registrazione dei filmati. Altro strano avvenimento: pare che poco
prima della scomparsa di Emanuela, due altrettanto giovani figlie di altri
dipendenti del Vaticano, sospettose di esser pedinate da sconosciuti individui,
avrebbero richiesto ed ottenuto delle guardie personali. Tutti indizi che non
provano nulla di oggettivo ma che rappresentano una consistente quantità di
eventi inquietanti, spesso criptati come se si trattasse di esoterici
riferimenti in codice. Non hanno fatto altro che rendere ancora più ingarbugliata
la matassa, forse perchè finalizzati proprio a nasconderne il bandolo,
legittimando ogni tipo di allusione sui poteri oscuri che da dietro le quinte
dell’ufficialità gestiscono gli eventi della storia e che godono di una
fittissima rete di agganci che muovono in ogni campo: le strade, rispettando le
leggi che ne governano le norme ed eludendo quelle istituzionali; i corridoi
degli uffici finanziari e delle stesse istituzioni, corrompendo uomini deboli
al denaro e al fascino del potere; i tenebrosi cunicoli sotterranei delle
logge, nei quali si consumano riti esoterici e si esercitano forze oscure.
Restano appunto allusioni e sospetti grandi come lo sgomento per la scomparsa
di una ragazza innocente che aveva ancora davanti a se una giovinezza da dover
vivere e che è invece sparita nel nulla, lasciando nel dolore più ricolmo una
famiglia intera. Le allusioni portano a pensare che è questo il prezzo da dover
pagare per la libertà concessaci da una presunta liberazione e da uno Stato
sedicente democratico, e ciò provoca immensa rabbia. Si è vero, sono solo
indizi quelli elencati e nessuno può stabilire che più indizi facciano una
prova, ma quando gli stessi vengono occultati o sottaciuti restano tali anche
quando potrebbero trasformarsi in prove e così spianare la strada alla
conoscenza della verità.

 

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