5 maggio 1981, martirio di Bobby Sands

Mi hanno dato per casa un’angusta cella, rubato il mio cuore e il mio destino; hanno detto che sono pericoloso: qualcosa di cui non bisogna parlare.
Hanno percosso il mio corpo e torturato la mia mente, facendo lo stesso agli altri; e quando qualcuno arriva alla fine dei suoi giorni è soltanto un problema in meno.
Ho sognato le mie montagne, le mie valli, i miei laghi, le bianche case, i bambini nelle strade e i vecchi che cantano nei pubs: gli inglesi pensano che Dio abbia commesso un errore nel dare una terra così bella agli Irlandesi e per 800 anni hanno provato a porvi rimedio.
Hanno rinchiuso il mio corpo, ma non le mie parole e nemmeno la speranza del futuro; hanno rinchiuso solo un BOBBY SANDS, ma molti altri ce ne sono in Irlanda. Ho scelto di morire per poter sopravvivere, ma non ho niente di cui pentirmi… ….e se qualcuno sentisse parlare di un tale Bobby Sands, ricordi che è solo uno dei tanti che ha lottato per la sua terra, la sua gente, il suo Dio in quell’inferno chiamato Nord Irlanda”.

 

 

Bobby Sands, carcere di Long Kesh  8 aprile 1981

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