Tra mimose e rivendicazioni: sul tema dell’aborto

Il 22 Maggio del 1978 in parlamento viene approvato il disegno di legge “norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria dela gravidanza”, meglio nota come legge 194. A quasi 30 anni dalla sua promulgazione si riaccende il dibattito sulla “lecicità” di questa pratica. Il dibattito è stato riaperto, inaspettatamente, da Giuliano Ferrara. Il noto presentatore di salotti televisivi, comunista fervente in età giovanile, oggi insigne rappresentante della schiera liberal-capitalista e considerato il massimo rappresentante italiano della corrente neo-con tanto in voga negli Usa. Fedele al suo materialismo, che in passato gli faceva brandire la bandiera rossa ed oggi un microfono dell’emittente LA7 dal quale spara anatemi da incallito liberista, Ferrara non è cattolico, non è cristiano e non è neanche credente. Vede la religione non come atto di Fede, ma come atto personale; ognuno ha il suo Dio, insomma: il Deismo tanto in voga tra i philosophes illuministi. A Ferrara poco importa  se il cattolicesimo fa risalire alla fecondazione dell’ovulo la vita umana, e considera quindi un abominio l’aborto, o se il giuramento d’Ippocrate recita « […] Giammai, mosso dalle premurose insistenze di alcuno, propinerò medicamenti letali né commetterò mai cose di questo genere. Per lo stesso motivo mai ad alcuna donna suggerirò prescrizioni che possano farla abortire, ma serberò casta e pura da ogni delitto sia la vita sia la mia arte ».

Il suo pensiero è  “L’aborto selettivo e la manipolazione selettiva in vitro sono oggi la principale forma di discriminazione su base eugenetica, razziale e sessuale nei confronti della persona umana. Quella stessa persona umana che le Nazioni Unite tutelano all’articolo 6 della propria carta dei diritti”. C’è una critica razionale alla discriminazione attuata nei confronti dell’abortito, non c’è un discorso etico alla base. Probabilmente Ferrara nutre un gusto spiccato per la ribalta mediatica e per il sensazionalismo, forse questa è solo una nuova fase della sua vita. Ben venga la sua proposta ma ricordiamoci che l’ “ateo devoto”, come Ferrara si definisce, si schiera in favore di battaglie cattoliche solamente in funzione neo-con, cioè anti-islamica e soprattuto pro-Israele (ricordiamoci la sua manifestazione per il diritto di Israele a esistere e la proposta di istituire un Israel day e la continue dichiarazioni in favore della cultura “giudeo-cristiana” contro gli arabi che manifestano la propria ostilità verso la società occidentale; per non parlare delle pagine che il suo quotidiano, “Il Foglio”, ha dedicato all’ammirazione per la setta ebraica integralista dei Lubavitcher). Politica in voga tra i neo-con e del suo fondatore, l’israelita Strauss, quella di assimilare giudaismo e cristianesimo in funzione occidentalista. Riteniamo doveroso questo preambolo al fine di mettervi in guardia da chi cavalca battaglie di vera civiltà senza averne il retroterra spirituale, lo spazio eccessivo dedicato a Ferrara è giustificato dal fatto che lo stesso giornalista di tale battaglia se n’è fatto paladino.

Ma torniamo ora alla storia: in Italia a Maggio del ’78 veniva approvata la legge sull’ interruzione volontaria della gravidanza, questo fa seguito all’ondata contro-culturale sessantottina e alla nascita dei movimenti femministi in particolare. Così in Europa tra il ’67 (Inghilterra) e il ’94 (Spagna), tutti i paesi, ad eccezione dell’Irlanda, hanno promulgato leggi in cui lo stato garantisce il diritto di sopprimere il feto a spese dello stato stesso. Per tutti i progressisti questa legge fu un atto di civiltà, in quanto, a loro dire, emancipava le donne, che potevano finalmente gestirsi l’utero e i frutti della loro sessualità (non importa se animalesca): si andava considerando la propria creatura come un oggetto, un qualcosa sulla quale si avesse diritto di vita e di morte. Magari proprio gli stessi che lottavano per abolire la pena di morte , che si riempivano la bocca con proclami di uguaglianza, ci comunicavano che dopo aver provato un effimero piacere col proprio compagno/a si doveva essere “liberi ” di sbarazzarsi del frutto indesiderato di quell’atto. Lo stato così si fa garante della libertà del genitore, e quella del nascituro chi la garantisce? L’aborto è visto come norma atta a garantire la “laicità” dello stato, massima paura dei sacerdoti dell’ateismo è infatti l’ingerenza ecclesiastica negli affari di stato, conseguenza di ciò il dualismo abortisti-difensori laicità/non abortisti-teocratici.

Da un punto di vista etico anche non cattolico, la soppressione arbitraria di una vita umana è inammissibile, tanto più se la vittima è innocente. Da un punto di vista demografico l’infanticidio di più di un miliardo di europei dagli anni ’70 ad oggi ha incrementato quei flussi migratori indispensabili per attuare lo sradicamento culturale, cardine del processo globalizzante. Da un punto di vista morale la legalizzazione dell’aborto equivale alla fine della responsabilizzazione dell’individuo in ottica familiare; la ragazza rimasta in stato interessante non si sposa, ma si fa abortire, ponendo un rimedio tanto celere quanto atroce alla sua negligenza. Inoltre l’aborto è un flagello che irrompe anche sui costumi della società: fa si che la donna subisca la trasformazione definitiva rispetto alla sua figura naturale, avuta in tutte le società tradizionali: non più creatrice di vita, ma donna oggetto dei propri desideri materiali e dunque definitivamente autonoma in una scala gerarchica appiattita e verticalizzata, tipica della società borghese che vede l’eteronomia (la dipendenza) come nemico cardine. Quindi la donna vuole essere l’uomo e non può accettare che la sofferenza della gravidanza debba spettare solo a lei, così il non essere madre è visto come fattore di emancipazione. In più, se avviene il cosiddetto “fattaccio”, la donna è libera di scegliere se buttare o meno la propria creatura. Libertà di scelta, insomma… Nel mondo in cui le organizzazioni internazionali più disparate si riempiono la bocca con i “diritti umani”, in cui le organizzazioni non governative si adoperano per portare aiuto ai popoli di ogni angolo del pianeta, ogni anno 50.000.000 di bambini sono abortiti, nel mondo del consumismo anche il nascituro diviene un oggetto.In nessuna epoca storica si può riscontrare una tale ondata abortista; nel mondo greco-romano infatti la soppressione avveniva in base alla non integrità fisica, considerata in contrasto col concetto classico d’armonia, tuttavia se veramente l’uomo evolvesse, oggi non si dovrebbe considerare legittimo fare di peggio scartando il nascituro aprioristicamente, per il mantenimento della propria “libertà”. Noi non intendiamo accodarci alle richiesta di moratoria in quanto suddetta richiesta ci sembra inutile se non sterile, ripudiamo chi specula sulla vita strumentalizzando la delicata tematica quanto chi della vita di un bimbo in grembo di una madre se ne fa beffa. La nostra battaglia è battaglia di coscienza, chi ne ha, sa come deve comportarsi! L’Europa, se vuole rialzarsi, deve puntare in primis sulle sue risorse ponendo fine all’unico genocidio del XX secolo, che ha fatto si il miliardo d’Europei mai nati sia stato rimpiazzato dal sovrappiù dei paesi in via di sviluppo. Lo sradicamento socio-culturale inizia anche da qui anzi, questo processo ne è stato il culmine!

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