Forma e sostanza

In questi giorni i mass media stanno alimentando un dibattito relativo al grado di filo-americanismo (leggasi servilismo nei confronti degli “alleati”) dell’attuale governo e, per mezzo di dichiarazioni di esponenti del governo precedente, si gioca al confronto tra i due governi in questione in merito a siffatto tema. Proviamo a darci una risposta a questa domanda: Quali dei due ministri degli esteri è più “appecoronato” ai nostri coloni?

Nella forma, quantomeno, qualche differenza tra Fini e D’Alema è riscontrabile; l’incontro diplomatico, proprio durante il periodo contraddistinto dallo scambio di missili Israele-Libano, tra D’Alema ed alcuni ministri libanesi Hezbollah (incontro oltretutto legittimo, in quanto ministro degli esteri italiano) e la condanna pubblica nei confronti dell’attacco USA in Somalia, fanno la differenza tra lui e il leader di AN Fini che non perde mai occasione per “assupinarsi”, paventando una presunta alleanza storica in nome di altrettanto presunti valori democratici della civiltà occidentale, anche in modo goffo con dichiarazioni a dir poco avventate, al cospetto di Israele e USA.

Nella sostanza le differenze sono invece impercettibili; l’Italia resta nei fatti una colonia americana, l’invio immediato di truppe italiane in Libano sotto la bandiera dell’ONU e il rifinanziamento della missione in Afghanistan lo dimostrano, checchè ne possa sostenere il compagno Diliberto che, in piena contraddizione con quanto affermava in campagna elettorale sui manifesti affissi massicciamente, almeno qui a Roma, è parte integrante di una coalizione che da quelle che lui definiva mesi fa “sporche guerre” non ha intenzione di venir via. Ed intanto, dulcis in fundo, venga celebrato (ci si conceda l’ironia) l’ampliamento della base americana in quel di Vicenza… Evidentemente nessun politico (fautore o meno di patetici girotondi della pace) può vantare il coraggio di opporsi all’ampliamento di una base militare se questa è imposta dagli “alleati” d’oltreoceano; che importa se i cittadini della provincia veneta si oppongano a questa sciagurata ipotesi, che importa se i motivi per opporsi siano validi e i danni di questo progetto dimostrati, d’altronde la decantata democrazia è questa qua. Se la tengano stretta. Noi ne riconosciamo l’ipocrisia, la disconosciamo e la detestiamo!
Lasciamo dunque che i dibattiti sulla forma riempiano le pagine dei giornali, dal momento che la sostanza è ineccepibile quanto lapidaria:
Servi eravamo fin dal 1945, siamo e sempre saremo… Nessuno tenti di dimostrare il contrario con la pretesa che non gli si rida in faccia; i circa 100 avamposti d’occupazione americana sul suolo italiano, tra basi aeree e navali, depositi di armi e stazioni di telecomunicazioni non possono che esserne la dimostrazione pratica.

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