Il S.A.F. : Il Servizio Ausiliare Femminile della RSI

“A Dio la mia fede,

All’Italia la mia vita,

Al Duce il mio cuore!”

 

Parole di Luciana Minardi,

Nata il 26.9.1928,

Ausiliaria presso la Guardia Nazionale Repubblicana,

seviziata, violentata e trucidata

 il 26 Maggio 1945 a Cologna Veneta (VR).

 

 

 

Brevi Cenni Storici.

 

L’8 settembre del ’43, Pietro Badoglio, nominato da breve Capo del Governo italiano, dichiara alla nazione di aver firmato il 3 Settembre a Cassabile, in Sicilia, all’insaputa dell’alleato tedesco, l’armistizio con gli Alleati che, nel frattempo, sbarcano a Salerno.”Per rigore storico precisiamo che  il 5 dello stesso mese (nonostante l’armistizio firmato) fu violentemente bombardata dalle “fortezze volanti”, gli enormi bombardieri Angloamericani, la città di Frascati”. Il popolo italiano, che sarebbe più corretto chiamare “volgo”, piomba nel più totale caos : a Roma imperversa la famosa “resistenza”, composta da partigiani e antifascisti di ogni sorta, mentre nell’ Italia centro settentrionale i tedeschi procedono all’occupazione militare di Milano.

E’ in questo contesto storico, nel completo sfacelo di tutto ciò che il fascismo aveva creato in venti anni di regime che, il 12 settembre 1943, nasce la RSI, ovvero la Repubblica Sociale Italiana, della quale fecero parte i fascisti detti repubblicani, chiamati, poi, in senso spregevole “repubblichini”, e tutti coloro che decisero di non tradire né l’alleato tedesco, né la loro Idea, né il loro Duce.

 

Il SAF ; Il Servizio Ausiliare Femminile

 

Per quanto troppo spesso molti vogliano identificare il fascismo con una corrente di pensiero assolutamente maschilista, e la stessa RSI come un fenomeno esclusivamente maschile, dobbiamo sfatare questo “mito”.

In primo luogo, è bene affermare che il fascismo mai e poi mai volle osteggiare la donna, anzi : quello che il fascismo si proponeva era di ricondurre la donna a quelle che erano le sue funzioni più naturali e tradizionali, ovvero quelle di moglie e madre all’interno del nucleo familiare, senza però impedirle in alcuna maniera ma, anzi, favorendole quanto più possibile uno sviluppo sia fisico che spirituale soprattutto all’interno della società in cui viveva. Per quanto invece riguarda l’apporto femminile alla RSI, possiamo dire che l’affluenza di donne, ma soprattutto di giovanissime ragazze, fu tale da far sì che nella primavera del 1944 con Decreto Ministeriale 18 Aprile 1944, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 Agosto 1944, venne istituito il SAF : Il Servizio Ausiliario Femminile.

Le volontarie che volevano arruolarsi nel SAF, provenivano da tutti i ceti sociali, ma dovevano possedere come prime qualità principi il patriottismo e la moralità.

“Dopo un’accurata visita medica, venivano sottoposte a test psicoattitudinali che ne avrebbero valutato l’idoneità delle ragazze al servizio che desideravano prestare. Per le minorenni, poi, poiché la maggiore età scattava al compimento del ventunesimo anno, era necessario il consenso dei genitori”.

La disciplina a cui venivano sottoposte era quella militare : le volontarie che venivano ammesse, dovevano infatti frequentare corsi di addestramento, che avrebbero cambiato totalmente le loro abitudini di vita ; la loro giornata era scandita dallo squillo della tromba e iniziava con la sveglia, la pulizia personale, la colazione e l’alzabandiera, durante il quale le allieve recitavano la preghiera dell’Ausiliaria :

 

Signore del Cielo e della Terra,

Accoglie l’umile, ardente preghiera

Di noi, donne italiane,

Che sopra gli affetti più cari,

Poniamo Te o Signore, e la Patria.

 

Benedici le nostre case lontane,

Benedici il lavoro delle nostre giornate,

Accogli, come offerta di redenzione

Per la Patria tradita,

Il sangue degli eroi, dei martiri,

Il pianto delle madri private dei figli,

Il singhiozzante grido dei bimbi

Privati delle madri per

La sadica ferocia nemica.

Fa, o Signore, che la resurrezione

Della Patria sia vicina,

Concedi la vittoria.

 

Benedici sul mare l’Italia,

Sulle terre insanguinate ed oppresse,

Su tutti i cieli, la Bandiera Repubblicana,

Libera, potente, sicura.

Benedici i nostri morti in noi sempre vivi,

Che levano verso Te, su in alto,

La Bandiera d’Italia

Che mai

Sarà ammainata.

Conservaci il Duce.

Benedici.

 

Il regolamento del SAF era alquanto severo : bisognava portare una divisa ben precisa con gonna sotto il ginocchio, erano vietati il fumo, bisognava portare i capelli con una pettinatura semplice e raccolta, non si poteva far uso di cosmetici di nessun genere, era proibito uscire accompagnate da uomini, sia civili che militari, sia per la strada che nei locali pubblici…

Tutto questo, però, aveva una precisa ragione : le ausiliarie, infatti, anche nel loro aspetto esteriore, dovevano conformarsi a precise regole di serietà e estrema dignità e rappresentare un esempio, evitando soprattutto che la loro femminilità potesse interferire negativamente nei rapporti con i loro commilitoni.

Il SAF era comandato da un Generale, la contessa Piera Gatteschi Fondelli la quale fu l’unica donna, al tempo, a rivestire una carica militare così elevata.

“All’interno del SAF, le ragazze ausiliarie rivestivano ovviamente diversi compiti, in base al reparto a cui erano state affidate : alcune si occupavano, ad esempio dei servizi ospedalieri come infermiere, altre di servizi negli uffici militari, altre ancora della mensa nei posti di ristoro, o, ancora, alcune ausiliare vennero impiegate addirittura nella contraerea”.

Gli impieghi cui furono assegnate queste ragazze, però, furono quasi esclusivamente servizi ausiliari : solo poche parteciparono attivamente e direttamente alla guerra di trincea.

Comunque, per avere un’idea di quella che fu la portata di tale fenomeno e soprattutto della vastità dell’adesione che queste giovani donne diedero alla RSI, ricordiamo che “il 28 Ottobre del 1944, in una relazione che il generale Piera Gatteschi scrive a Mussolini, le ausiliarie del SAF in servizio nell’Esercito, nella Guardia Nazionale Repubblicana e nelle Brigate Nere erano 1.237, provenienti da sei corsi nazionali – tre organizzati dall’esercito e tre dall’Opera Nazionale Balilla -, e 5.500 le volontarie in addestramento nei ventidue Corsi Provinciali ( Dati raccolti dall’Archivio Centrale Dello Stato, Roma, fondo RSI, Segreteria particolare del Duce, carteggio riservato – b. 61, f. 630, stf. 4. P.d.C.757 – 28 0ttobre 1944 – XXIII ). Nei documenti dei mesi successivi, invece, risulta, addirittura, che si arrivarono a contare quasi 10.000 ausiliarie in servizio, tutte in un’età compresa tra i 16 e i 24 anni”.

Ciò che, però, lascia allibiti, o quantomeno, questa è stata la nostra sensazione, è senza dubbio il tributo di sangue che queste giovanissime pagarono per difendere la loro fede.

Le prime ausiliarie che persero la vita furono le sei che morirono nell’attentato a Cà Giustiniano, a Venezia, il 26 Luglio 1944. Nella data del 18 Aprile del ’45, invece, si contavano 25 cadute, 8 ferite, 7 disperse, 13 sottoposte a decorazioni. Ma durante le tragiche giornate di sangue di fine Aprile e Maggio, le ausiliare massacrate o trucidate selvaggiamente dopo essere state violentate, torturate, seviziate dagli ”eroici” partigiani furono oltre 300. Infatti, il SAF fu il reparto che, in rapporto a quello che era il suo organico, registrò la più alta percentuale di caduti.

Questo fu il prezzo pagato dalle donne in grigioverde, che avevano servito l’Italia con onore e fedeltà, spinte solo da motivazioni ideali a vestire, prime nella storia nazionale, la regolare divisa di un esercito italiano”.

 

L incontro con Nadia.

 

Ma questo che tenete in mano, non è un libro di scuola, né tanto meno una rivista storica, e a noi non interessa riportare solo sterili dati storici. Infatti, proprio perché siamo state le prime ad essere insoddisfatte delle patinate pagine di libri, riviste e giornali, abbiamo deciso di informarci attraverso “vie poco convenzionali”, cercando soprattutto l’opportunità di conoscere una appartenente al SAF, cioè una di quelle ragazze che avevano davvero partecipato a quella esperienza esaltante. Ed è stato proprio così che siamo riuscite ad arrivare a Nadia.

 

E’ un bellissimo pomeriggio di Ottobre quello in cui attraversiamo tutta Roma per andare a parlare con Nadia : è un appuntamento con la storia quello di oggi, e siamo emozionate alla sola idea!

Riusciamo a divincolarci dall’asfalto urbano solo quando siamo ormai arrivate sotto casa sua. Saliamo le scale e lei già ci aspetta alla porta, pronta ad accoglierci e ad accompagnarci indietro nel tempo. Ci fa entrare e dentro il suo appartamento si respira un’aria che sa di pulito, di buono : la casa è arredata in uno stile che ci ricorda proprio gli anni 40, e sembra che, in effetti, qui il tempo si sia fermato. Ci sentiamo subito a nostro agio : in realtà non sembra proprio di aver appena conosciuto Nadia, nonostante la notevole differenza di età.

Non passa troppo tempo che Nadia incomincia a raccontarci la sua giovinezza in camicia nera, l’addestramento, la vita “da soldato”, l’amicizia e l’affetto per le camerate, la commozione del giorno del giuramento, l’incontro con il Duce e quei lacrimoni versati per l’immensa gioia di essere passata finalmente sotto il suo sguardo : “quello che mi colpì di più, del Duce, fu l’espressione dei suoi occhi, che infatti non ho mai più dimenticato : sembrava che ci guardasse a una a una e che il suo stato d’animo, di fronte al nostro slancio, fosse di una gioia pensosa. Ciò che direi, oggi, è che il suo sguardo non aveva nulla del leader che insuperbisce alla vista di coloro che lo acclamano : viceversa, era quello di un padre che è sì orgoglioso dei propri figli ma anche, in un suo modo segreto, preoccupato del loro avvenire; e preoccupato, anzi, assai più del loro destino che del proprio”.

Nadia parte per arruolarsi quando ha solo 16 anni, l’età minima per entrare nel Servizio Ausiliare Femminile, nel frattempo, l’Italia sta combattendo il suo quarto anno di guerra. Segue poi a Milano il corso di addestramento, ma non verrà mai mandata al fronte. Verso la fine di Maggio, Nadia viene riconosciuta e arrestata. Al tempo della sua cattura, Nadia non portava la sua divisa da ausiliaria già da qualche tempo, ma ciò nonostante, fu riconosciuta lo stesso, forse, ci dice Nadia, “perché avranno notato il mio modo di camminare, che sembrava evidentemente una marcia… ma noi eravamo abituati a marciare da sempre, sin da quando eravamo bambini : per questo, probabilmente mi hanno riconosciuto”. Subito dopo, viene, prima, mandata in un centro di raccolta di fascisti, nella scuola di Via Palmieri a Milano, poi, il 10 Giugno del ’45, a Sesto San Giovanni, e, subito dopo, a Bresso, presso un campo di concentramento, lontana dalla famiglia, e, infine, in un istituto per anziani gestito da suore, dove avrebbero dovuto procedere alla sua rieducazione morale, come se una ragazza come lei avesse commesso chissà quale crimine efferato… Lei, che aveva solo servito la sua patria e la sua gente, in nome di un ideale superiore.

In effetti, quello che ci colpisce maggiormente è la stupefacente memoria di Nadia, la quale, della sua esperienza all’interno del SAF non rinnega assolutamente nulla : non c’è la benché minima ombra di ripensamento nelle sue parole, né alcuno spazio per i rimpianti, perché quello che lei come altri ragazzi e ragazze hanno deciso di intraprendere è stato il gesto più ovvio che avrebbero potuto intraprendere : c’era troppa fede in quell’idea per permettere ad altri di distruggere tutto quello che era stato realizzato in venti anni di regime fascista, un organizzazione che, a detta della nostra stessa Nadia che nel fascismo c’è nata e cresciuta, “era in grado di instillare importanza e senso dell’onore anche alla più piccola rotella del suo immenso ingranaggio”.

Poi, Nadia ci mostra una foto in bianco e nero : ci sono quattro ragazzi, due ragazzi e due ragazze, seduti su un muretto, le montagne con la loro avvolgente nebbia fanno da sfondo. Una di queste ragazze è Nadia : ha un viso solare, sorridente, una posa fiera nella sua camicia nera… tutti e quattro liberi, belli e fedeli : liberi, perché hanno deliberatamente scelto di percorrere una via certo non semplice, ma senza la benché minima costrizione; belli, perché i loro visi e i loro occhi emanano la luminosità dei loro spiriti ; e fedeli, perché senza retorica non hanno accettato passivamente come molti “pseudoitaliani”, forse troppi,il tradimento dell’alleato tedesco, con cui, come ci dice la stessa Nadia, avevano condiviso “pane e sangue”, ma soprattutto perché seguivano la fede del loro cuore e il loro ideale, e non l’utilità di rinnegare quegli ultimi venti anni…

Per i partigiani, invece, Nadia riesce a provare solo disprezzo ed è certa che non potrà mai e poi mai perdonarli, soprattutto per quelle gratuite violenze fisiche e psicologiche a cui sottoposero lei come altre ragazze del SAF : violenze che italiani sottoposero ad altri italiani.

 

Ormai per noi si è fatto tardi e dobbiamo tornare a casa. Usciamo dal palazzo per andare a recuperare la nostra macchina, ma una voce ci chiama. E’ Nadia al balcone : si inquadra e tende il braccio verso l’alto, poi ci guarda con aria divertita. E’ un saluto romano quello con cui ci ha appena salutato, e noi rispondiamo sempre romanamente! La nostra cara ausiliaria dal balcone ci dice : – E’ bello, vero?! – … Noi non sapremo proprio come darle torto!

 

Ci sediamo in macchina. Gira la chiave. Si accende il motore. Ci allontaniamo convinte che questa non sarà l’ultima visita che facciamo a Nadia… Nadia, lei che salutandoci alla porta, ci ha confessato che siamo noi la loro speranza : lotteremo con tutte le nostre forze per non tradire la sua fiducia!

 

 

 

 

 

Ringraziamo Nadia per la disponibilità

E l’immensa gentilezza dimostrataci

E l’ A.C.S.A.F. per averci fornito

 Un’importante fonte bibliografica.

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Una risposta a Il S.A.F. : Il Servizio Ausiliare Femminile della RSI

  1. Chiara ha detto:

    Hobbit – SAFStringeva forte in manoteneva lì vicinole sorti dell\’Italiainsieme al suo destinoAveva sedicianninegli occhi da bambinagià c\’era tanto amoreper l\’uomo che seguivaPartita per il frontela casa da lasciareinsieme la speranza di tornarePartita per l\’onoreun sogno in fondo al cuorecon l\’aquila baciavail tricolorePensa a quei vigliacchiche ti hanno torturataquensa a quella storiache è stata raccontataPensa a quanto hai datolo hai fatto anche per lorodonna fino in fondomadre del futuroCantava Giovinezzascacciava la paurae l\’uomo che partivala forza in lei trovavaAveva sedic\’annieppure già sapevala sua sponda del fiumee il fiume suo qual\’eraE adesso che la terraè rossa di coloretu torni a sventolare il tricoloreE in quel corpo sottilela forza di reagirel\’Italia è troppo bellaper morirePensa a quei vigliacchiche ti hanno torturataquensa a quella storiache è stata raccontataPensa a quanto hai datolo hai fatto anche per lorodonna fino in fondomadre del futuroL\’Italia è troppo bellae tu sei ancor più bellaL\’Italia è troppo bellae tu sei ancor più bellaL\’Italia è troppo bellae tu sei ancor più bellaL\’Italia è troppo bellae tu sei ancor più bellaL\’Italia è troppo bellae tu sei troppo bella
     
     
    Onore alle giovani fasciste italiane!

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