3 novembre 1953

Trieste: i ragazzi del ’53

Stanchi di una frustrante condizione che vede la loro città, Trieste, occupata da truppe anglo-americane a seguito degli accordi presi tra i vincitori a fine seconda guerra modiale, un nutritissimo gruppo di giovani esuberanti dà inizio a dei tumulti che investiranno tutta la città giuliana. Questi avvenimenti costeranno la vita a sei nobili cuori, il loro  contributo si rivelerà fondamentale affinchè la città torni ad essere, l’anno successivo, legittimamente italiana. Eccone riportato l’articolo del giornalino con cui ne celebriamo l’anniversario:

 

Trieste: I Ragazzi del ’53 e l’amor patrio…

Libertà intesa come senso di appartenenza e come attaccamento alla propria specificità culturale. Libertà che spessissimo è venuta meno nel corso dei secoli e che ancora oggi è motivo di odi e rancori, di guerre che continuano a perpetuarsi infiammando territori in ogni angolo della terra, popoli pieni d’orgoglio che non accettano di piegarsi agli oppressori. Libertà di cui al giorno d’oggi, almeno nel nostro paese, non se ne fa tesoro, non se ne colgono i valori ereditati che dovrebbero essere patrimonio culturale e strumento necessario per affrontare a viso aperto, consci della propria identità, le contraddizioni cosmopolitiche del mondo moderno e, conseguentemente, le incognite che il futuro ci tende. Eppure non si bada al fatto che determinate libertà in passato sono state conquistate per mezzo delle gesta eroiche di patrioti d’ogni ceto sociale, accomunati da comuni sentimenti nobili, dal medesimo amor patrio. Appunto, la Patria, terra dei padri, eredità culturale e attaccamento alle proprie radici, al di là di ogni concetto artificiale, da ogni tendenza nazionalista. Nulla a che vedere con cartine geografiche create con “squadre e compassi”, bensì amore incondizionato per un qualcosa che si sente come proprio, acquisito fin da prima della nascita, un suolo che è parte di noi stessi, del nostro sangue, della nostra cultura. Un qualcosa che parte dal cuore, non dal cervello. Tutto ciò risuona oggi alle orecchie dei più come un concetto scontato, obsoleto e denso di carica meramente demagogica. L’arrivismo e la tendenza ai benefici materiali che il quotidiano ci offre distolgono noi stessi da ogni romanticismo. Questo produce la mitizzazione di personaggi di pessimo gusto, di show-men patinati da copertina che appaiono in TV presentati come divi e considerati modelli da imitare. Ecco che i veri eroi, i veri riferimenti, vengono ricacciati nel dimenticatoio. Si parla raramente del fatto che fino a pochi decenni fa in Italia esistevano ancora zone occupate da truppe straniere, che quello dell’irredentismo fosse ancora un concetto di assoluta attualità. E’ ancora più raro sentire qualche persona che esalti coloro i quali a Trieste durante l’autunno del 1953 persero la vita per tale causa; né un libro scolastico, né un organo di stampa, né un docente. Cosa successe esattamente tra l’ottobre e il novembre di quell’anno nel capoluogo giuliano? Va innanzitutto precisato che Trieste era all’epoca considerata “territorio libero”, a seguito della ratificazione ONU degli accordi di pace avvenuta a Parigi nel 1947. Il governo italiano si vide costretto ad accettare una imposizione degna di un affronto, il territorio rivendicato da inizio secolo venne diviso in due parti, una “zona A” (a cui apparteneva anche Trieste), amministrata e presieduta dagli anglo-americani ed una “zona B”, amministrata e presieduta dagli jugoslavi, già artefici del triste avvenimento legato alle foibe. Questa situazione già frustrante di per sé per il popolo triestino, in quanto costretto a convivere con degli invasori, divenne satura nel momento in cui la fatidica goccia fece traboccare il vaso…

Il 3 novembre 1953 la bandiera italiana, nel 35° anniversario dell’ingresso degli Italiani a Trieste del 1918, viene issata sul Municipio di Trieste ma subito dopo viene rimossa dagli Americani. Si formano cortei di protesta nella città, e nel pomeriggio uno studente issa una bandiera italiana sul monumento a Domenico Rossetti davanti al Giardino Pubblico.

La folla viene dispersa, e la polizia civile della zona A, reclutata dagli Inglesi tra gli elementi sloveni o filoslavi, rimuove la bandiera.

Il 4 il Generale inglese filoslavo Sir Thomas Winterton, Governatore di Trieste, impone al Sindaco Gianni Bartoli di rimuovere il tricolore issato in vetta al Municipio di Trieste. 

Bartoli coraggiosamente rifiuta, e il vessillo è rimosso dagli Inglesi. Alla stazione ferroviaria di Trieste si forma un corteo di mille persone. La folla si ingrossa e un grande corteo arriva in Piazza Unità e cerca di issare nuovamente il tricolore sul Municipio. Cortei e incidenti si svolgono in varie zone della città. La polizia disperde i dimostranti. Hanno luogo battaglie contro la polizia a colpi di pietre.

Il 5 riaprono le scuole. Gli studenti entrano subito in sciopero e formano un corteo che arriva fino in Piazza Sant’Antonio. Arriva anche la polizia, che è accolta a lanci di pietre. I poliziotti reagiscono con idranti e manganelli, e picchiano gli studenti rifugiatisi dentro la chiesa di Sant’Antonio. Incidenti scoppiano in tutta la città. Nel pomeriggio, il Vescovo di Trieste Antonio Santin si reca in processione a riconsacrare il tempio di Sant’Antonio, massima chiesa della città. La polizia, giunta sul posto è accolta a pietrate. La polizia, al comando di ufficiali inglesi, apre il fuoco ad altezza d’uomo e uccide. In città si verificano tumulti e assalti alle sedi anglo-americane, incendi e devastazioni di automezzi della polizia.

Il 6 riprendono i tumulti e gli incendi delle auto della polizia civile. Alcuni poliziotti vengono malmenati e disarmati. La polizia apre il fuoco per difendere gli edifici del Governo Militare Alleato. In tarda mattinata un’enorme folla converge in Piazza Unità, e dà l’assalto alla Prefettura. La bandiera italiana è issata sul Municipio e sul palazzo del Lloyd Triestino. I Triestini lanciano bombe a mano sulla Prefettura. Intervengono truppe inglesi in assetto di guerra. Gli Americani si chiudono invece nelle caserme. La polizia apre il fuoco ad altezza d’uomo. Quattro Triestini sono uccisi. Nel tardo pomeriggio la tensione si allenta. Titoli di scatola sui giornali di tutto il mondo sulla situazione di Trieste. Dura nota di protesta del Governo italiano ai Governi inglese ed americano, cortei e manifestazioni in tutta Italia. Gli Americani prendono le distanze dagli Inglesi, affermando che la polizia civile triestina ha agito sotto ordini britannici. Ricordiamo dunque quei martiri che persero la vita durante tali tumulti e che contribuirono vivacemente al ritorno di Trieste all’Italia. Il loro ricordo s’incarna nella lotta contro ogni tipo di livellamento culturale e contro ogni tipo di oppressione. Onore a loro!

 Ass. Culturale ZENIT

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